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Episodio 47 - Squid Game aspettando Squid Game 2

  • Immagine del redattore: Matteo Marchi
    Matteo Marchi
  • 5 dic 2024
  • Tempo di lettura: 5 min

Bentornate amiche e amici, dopo la recensione della scorsa settimana, dove ci siamo affacciati al mondo del cinema koreano, oggi voglio continuare in quella direzione parlando di una serie che ha il grande merito di aver portato al grande pubblico un certo tipo di serie tv, tra poco più di un mese avremo finalmente la possibilità di gustarci la seconda stagione, e, tra dubbi e timori, speriamo di poterlo fare con tutta l’energia e la passione che abbiamo potuto trovare nella prima, oggi parliamo di Squid Game.

 

Eccoci qui, mettiamo la giusta musica e iniziamo a parlare subito di questa serie, perché c’è tanto di cui parlare.

Vi domanderete certo perché io mi sia messo ora a parlare di una serie che ha ormai un po' di anni, è infatti uscita nel 2021 e inizialmente solo in lingua koreana sottotitolata, ma il successo è stato tale da meritare, se così vogliamo dire, il suo doppiaggio in varie lingue, tra cui l’italiano.

La serie che ormai tutti conoscono, volenti o nolenti, personalmente ho sempre una certa resistenza a guardare una serie che va di moda, sia perché diffido sempre del successo lampo di qualcosa, sia perché essa può essere trainata da qualsiasi tipo di passione del momento e non sempre denota qualità.

È forse per questo che mi sono attardato negli anni a volerla vedere, e solo in un periodo recente mi sono dedicato a osservarla, sempre con sguardo critico.

Ho notato con piacere che i temi trattati sono importanti e mai scontati, con una critica profonda e ben costruita alla società moderna, insomma, temi, che mi toccano nel profondo e che mi hanno spinto, complice una persona che mi ha indirizzato alla serie, ad approfondire i temi e a vedere la serie fino alla fine.

Ma prima di buttarci a capofitto nell’analisi, ritengo che sia importante, per tutti quelli, i pochi, che non hanno ancora visto la serie, fare una piccola sintesi.

 

Squid Game (오징어게임?Ojing-eo geimLROchingŏ keimMR, lett. "Il gioco del calamaro") è una serie televisiva sudcoreana scritta, diretta e ideata da Hwang Dong-hyuk e distribuita in tutto il mondo sulla piattaforma di streaming Netflix dal 17 settembre 2021.

La serie trae il proprio titolo originale e l'ispirazione dal gioco del calamaro, un popolare gioco per bambini praticato in Corea del Sud fin dagli anni Settanta, e narra la storia di 456 persone che rischiano la vita in un gioco di sopravvivenza, che ha in palio un lauto montepremi in denaro.

 

Seul, 2020. Seong Gi-hun è un ludopatico sudcoreano divorziato ed enormemente indebitato, costretto a vivere nel povero quartiere di Seongdong grazie all'aiuto economico della madre. Tramite uno sconosciuto viene invitato a partecipare a una strana gara composta da sei giochi per bambini con l'obiettivo di vincere una grossa somma di denaro. Egli accetta l'offerta sperando di risanare così la propria situazione familiare nei confronti sia della madre sia di sua figlia Ga-yeong, cercando di ottenerne l'affidamento. Accettando si ritrova così in un luogo sconosciuto insieme ad altre 455 persone con debiti simili ai suoi. I giocatori sono tenuti costantemente sotto controllo da guardie mascherate, sotto la sovrintendenza del "Front Man", il capo che gestisce tutto il gioco. I giocatori scoprono ben presto che chi perde viene ucciso brutalmente e ogni morte aggiunge 100000000 ₩ al montepremi finale di 45600000000 ₩ (circa 33000000 €).Gi-hun fa squadra con altri giocatori, incluso il suo amico d'infanzia Cho Sang-woo, per sopravvivere alle sfide brutali sottoposte dai giochi.

 

Capite già da questa sintesi che il gioco e un vero e proprio gioco al massacro, appianando tutte le differenze e riferendosi ai giocatori tramite un numero, si cerca di personalizzarli e di mettere tutti su uno stesso piano.

Le persone che sono state invitate a prendere parte al gioco hanno tutte problemi finanziari, sono persone ormai invisibili alla società che non possono fare altro che mettere in palio la loro vita, l’unica valuta che gli è rimasta.

Scommettendo su se stessi nella possibilità di vincere il premio e di ritrovare in qualche modo un posto nella società, avere un riscatto al proprio passato.

L’idea stessa delle prove da superare ha una visione e tematica giovanile, sono in qualche modo tutti giochi ancorati al passato, in un tempo più semplice, dove le differenze sociali si appianavano nel momento in cui tutti si mettevano a giocare, tramite il gioco quindi si vuol offrire una possibilità a tutti.

I vari personaggi descritti nella serie accrescono il panorama narrativo, fino a farci empatizzare con loro, sono tutti li per un motivo e non intendono tirarsi indietro, alla fine del primo episodio infatti i giocatori scelgono di andare via e solo alcuni decidono di tornare successivamente, questo da alla narrazione un tono molto più realistico, solo i più disperati decidono di tornare e scommettere la propria vita.

Anche i soldati che si devono occupare della sicurezza dei giocatori vengono spersonalizzati al livello tale che vengono rappresentati con tre segni distintivi, cerchio, triangolo e quadrato, dove tutti rispondono ad una rigida gerarchia dettata al capo dell’intero gioco, il frontman di cui nessuno sa la vera identità.

Uno degli elementi più interessanti a parer mio è proprio questo mistero all’interno di tutto il gioco, solo pochissime persone sanno chi siano gli altri e viceversa e questo blindatissimo sistema rende la vita molto più difficile alla figura dell’eroe di turno, Hwang Jun-ho, poliziotto che si infiltra all’interno dell’organizzazione per cercare suo fratello, scomparso ormai da anni.

Hwang Jun-ho è il nostro sguardo esterno, la speranza che ancora un barlume di giustizia possa piovere su chi ha organizzato un gioco così brutale che altro non è che una metafora della vita stessa e di quello che la società ci ha portato a subire in questa realtà.

L’empatia che proviamo per i personaggi mi ha ricordato molto il manga Battle Royael, dove una classe di liceo ogni anno è costretta ad ammazzarsi a vicenda per fare in modo che solo uno sopravviva e in questo modo abbassi la quantità di persone presenti nel mondo, umani trattati come carne da macello per permettere ad altri di perpetrare la crudele causa umana.

Senza divagare troppo però, posso dire che Squid Game, tra i suoi alti e bassi, si, anche questa serie ha alcuni punti che potevano essere smussati per poterla rendere perfetta, ad esempio il fatto che alcuni tra i personaggi più importanti compaiano solo dopo alcuni episodi dall’inizio e la cosa strana è che di fatto ci sono sempre stati ma non sono stati semplicemente inquadrati, mostrarli dall’inizio avrebbe aumentato l’empatia e la familiarità verso di loro.

Nel complesso è una serie che funziona bene, è una delle serie evento che fanno svoltare un genere, come altre prima, hanno il grande merito di porre l’attenzione del pubblico a tematiche importanti e che fanno pensare le persone.

La consiglio a tutti quelli che ancora non si sono convinti a guardarla, fidatevi se vi dico di dargli una possibilità.

Non resta che sperare che la seconda stagione, in uscita a fine anno, il 26 dicembre, possa continuare verso questa via, le immagini mostrate per ora hanno sollevato in me qualche dubbio ma prima di dare un parere, voglio guardarla bene.

Vi ringrazio per avermi seguito fin qui, vi invito a riascoltare i vecchi episodi se ancora non lo avete fatto e ha condividere il podcast con i vostri amici, potete trovare sulla descrizione del podcast un link che vi rimanderà al mio blog dove potrete rileggere tutti gli episodi, noi ci rivediamo qui la prossima settimana dove non so di cosa parlerò ma lo scopriremo insieme, buon venerdì e buon fine settimana, io sono Matteo, e questo è Nitrato d’Argento.


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