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Episodio 46 - Parasite

  • Immagine del redattore: Matteo Marchi
    Matteo Marchi
  • 5 dic 2024
  • Tempo di lettura: 4 min

Bentornati a tutti amici del Podcast, come abbiamo ormai imparato, in questo piccolo spazio sicuro possiamo parlare degli argomenti più disparati e il film di cui voglio parlarvi oggi è un film uscito un po' di tempo fa e che ha fatto parlare molto di sé, oggi parliamo di Parasite.

 

Eccoci qui, penna alla mano, per cercare di approfondire con la mia visione uno dei film più discussi degli anni scorsi, presentato alla 72ª edizione del Festival di Cannes, dove ha vinto la Palma d'oro, diventando il primo film sudcoreano ad aggiudicarsi tale riconoscimento. Primo film sudcoreano a venire candidato ai Premi Oscar, vincendone quattro, tra cui quello per il miglior film, mai assegnato fino a quel momento ad un lungometraggio non in lingua inglese (non considerando i film muti).

Parasite, capolavoro del regista Bong Joon-ho, ha certamente il grande pregio di aver puntato i fari in direzione della cinematografia Koreana, appannaggio in passato solo di fan e puristi del genere, negli ultimi anni infatti diversi film e serie tv, basti pensare a Squid Game e al recente remake della Casa di Carta, cercherò in questo episodio di fare un po' di chiarezza sulla storia che permea l’opera del regista, riflettendo sulla critica sociale all’interno fino all’improbabile colonna sonora di Gianni Morandi.

Per prima cosa scopriamo insieme, nel caso non l’aveste visto, la trama del film. La scapestrata famiglia Kim vive in un sudicio seminterrato in un quartiere popolare di Seoul. Grazie a una raccomandazione e alla falsificazione di alcuni documenti, il figlio maschio Ki-woo riesce a farsi assumere dalla facoltosa famiglia dei Park per impartire lezioni private di inglese alla figlia. Affabili quanto astuti e imbroglioni, i Kim entrano nelle grazie dei Park con l’inganno insinuandosi progressivamente nella loro dimora: il padre Ki-taek come autista (l’attore feticcio Song Kang-ho), la sorella di Ki-woo, Ki-jung, come arteterapista, la madre Chung-sook come governante tuttofare. Tuttavia una notte di pioggia la ex donna di servizio fa ritorno all’abitazione svelando loro un curioso segreto che si cela nel sotterraneo della villa, rendendo improvvisamente pericolante l’impalcatura di menzogne edificata dai Kim.

La descrizione degli ambienti in cui vive la famiglia mostrano una povertà decisamente forte, la stessa idea di farli vivere in un semiterrato non è casuale e rafforza anche l’idea stessa del titolo, Parasite infatti significa parassiti, e il nome non è casuale, la famiglia Kim si insinua nella vita dei Park lentamente e subdolamente proprio come farebbero gli stessi insetti che vivono nel sotterraneo dei Kim e dei quali loro sono costretti a convivere.

Ma la metafora di Joon-ho si spinge anche più in là, meditando verso l’idea che gli stessi Park, vedano nei Kim dei parassiti attaccati al loro capezzale. L’elemento che esce spesso è l’idea che i Kim abbiano un cattivo odore, viene suggerito che sia perché usano prodotto scadenti e vivano in un sotterraneo ma la verità è che quell’odore è l’odore della povertà, a cui nessun povero può staccarsi.

Le persone ricche guardano con sdegno chiunque non sia al loro livello, sottoponendo gli altri ad uno sguardo ostile o compassionevole ma sempre secondo i loro gusti del momento, racchiusi in una realtà tutta loro in cui si fissano su problemi inesistenti come malattie immaginarie o facendo richieste impossibili proponendole come attività semplici.

Per i ricchi, sempre facendo un analisi su questo film, sembra tutto dovuto, dimenticando che oltre la porta c’è un mondo di persone che lotta ogni giorno.

La metafora del film è lunga e abilmente costruita, anche la scena dell’allagamento della casa dei Kim verso la fine ci fa presagire l’imminente finale, in una tensione narrativa dallo stile tutto orientale, i nodi vengono al pettine e alla fine chi ci rimette sono sempre i poveri.

Ma su questo punto non voglio approfondire troppo, chi ha visto il film sa a cosa mi riferisco, chi invece non lo ha visto, spero sarà invogliato a dargli una possibilità.

Anche se ormai io guardo sempre con diffidenza ai vincitori degli Oscar, vi chiedo di non fermarvi a giudicare un film dai premi che ha vinto, ma di cercare di guardarlo dimenticandovi tutti i preconcetti che avete imparato nel corso di questi anni e di guardarlo come se fosse un film come tutti gli altri.

La sottile ma acuta scalata al successo della famiglia Kim culmina con la nascita di un piccolo ma semplice sogno, quello un giorno di poter essere come i loro padroni, non uso la parola padroni a caso, il trattamento che viene fatto loro è più simile a quello di servitù vecchio stile rispetto ad un moderno impiego di lavoro, tutto questo ovviamente è suggerito sottilmente ma è chiaro ad una analisi più approfondita.

Lo struggente monologo del padre della famiglia riguardo all’avere sempre un piano dimostra una distruzione dell’ego in direzione un una più cupa rappresentazione del mondo, se lo avete visto sapete a cosa mi riferisco.

La scena diretta dalla colonna sonora di Gianni Morandi è funzionale alla storia e da un pizzicò di italianità e straniamento che serve a sottolineare un certo di tipo di emozione.

Nel complesso posso dire che è davvero un film ben fatto, dagli attori, tutti bravi e in parte, alla fotografia davvero diretta bene, fino alla colonna sonora e al messaggio finale che non sbagliano un colpo, si può davvero credere che il film si sia meritato tutti i premi che ha vinto.

È un film che consiglio assolutamente anche solo per cercare di capire la situazione che molte persone stanno vivendo in questo momento e farvi due domande su dove la società stia andando a parare.

Vi ringrazio per avermi seguito fin qui, vi invito a riascoltare i vecchi episodi se ancora non lo avete fatto, a condividere con i vostri amici il Podcast, noi ci vediamo qui la prossima settimana, dove come dico sempre non so di cosa parlerò ma lo scopriremo insieme, buon venerdì e buon fine settimana, io sono Matteo e questo è Nitrato d’Argento.


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