Episodio 45 - Love, Death & Robots
- Matteo Marchi
- 5 dic 2024
- Tempo di lettura: 3 min
Bentornate amiche e amici, oggi vista l’atmosfera post Halloween, festa che tra l’altro io adoro, ho pensato di parlarvi di una serie uscita un po' di tempo fa ma che contiene al suo interno tutta una serie di episodi dalle tinte davvero horror, oggi parliamo di Love, Death and Robots, bentornati su Nitrato d’Argento.
Eccoci qui, dopo una notte di follie a tema dolcetti e mostri rilassatevi sul divano in compagnia di una buona tisana digestiva o di qualunque altra cosa vi aiuti a rilassarvi e seguitemi in questo episodio in compagnia di mostri dello spazio, orrori nascosti tra l’erba alta, artisti alieni e astronauti preda delle loro follie.
Oggi parliamo di Love, Death and Robots, ma come sempre un po' di introduzione è giusta:
Love, Death & Robots (resa graficamente come LOVE DEATH + R⬤BOTS e con i simboli ❤️❌🤖) è una serie antologica di animazione per adulti prodotta da Joshua Donen, David Fincher, Jennifer Miller e Tim Miller per Netflix.[1][2][3]
Ognuno degli episodi della serie è realizzato da un team di animatori differente e proveniente da diversi paesi. Gli episodi abbracciano vari generi, tra cui fantascienza, horror e commedia, tutti legati dalle tematiche dell'amore, della morte e dei robot.[4] La serie presenta un cast corale che comprende Mary Elizabeth Winstead, Gary Cole, Chris Parnell, John DiMaggio, Christine Adams, Josh Brener, Nolan North, Samira Wiley e Topher Grace.
Al momento la serie è costituita da tre stagioni, ogni episodio è una storia autoconclusiva che va ad approfondire diverse tematiche, sarebbe per me lungo e per voi forse tedioso se cominciassi a raccontarvi ogni singolo episodio, cercherò quindi di fare una breve panoramica di alcuni degli episodi che mi hanno colpito di più senza fare spoiler e di cercare di descrivervi quante potenzialità a livello artistico questa serie contiene.
Nella prima stagione troviamo alcuni tra gli episodi secondo me scritti meglio. In Tre Robot abbiamo appunto questi tre robot che partono per un viaggio turistico alla scoperta del passato e di come gli esseri umani siano arrivati all’estinzione, con uno stile che ricorda molto i classici turisti che girano per le antiche rovine delle città, i tre robot commentano sarcasticamente gli errori degli umani, mostrandoci una chiara critica al nostro operato presente e come questo possa portarci all’estinzione.
Narrazione caustica di un mondo che pensiamo ci appartenga ma che di fatto ci pone come ospiti ingrati e perciò sacrificabili in favore di un organismo più evoluto, chi? A voi scoprirlo, infatti nella terza stagione i tre robot tornano per dare un finale alla storia, intitolato Tre robot: Strategie d’uscita.
Un altro episodio di cui voglio parlarvi è Oltre aquila, dove una serie di astronauti si trova coinvolta in un’avaria della propria nave e dove la percezione della realtà viene modificata verso un viaggio nelle profondità dell’orrore, episodi che nella sua costruzione è davvero degno delle migliori opere orror.
Ultimo episodio della prima stagione di cui voglio parlarvi è Zima Blue, dove il concetto tra uomo è arte si sviluppa in una decostruzione simbolica e fisica degna delle migliori performance artistiche moderne.
Chi, come me, ama e ha studiato attentamente l’arte moderna, troverà in questo episodio delle potenti riflessioni sia sull’incoscio umano sia come l’arte può effettivamente dare un significato alla vita.
Nella seconda stagione invece abbiamo Erba Alta, dove un uomo decide durante una fermata del treno di cui è passeggero di fumarsi una sigaretta e infiltrarsi nel prato di erba alta che è davanti a lui. Qui in un omaggio che è diretto chiaramente a Lovecraft è testimone di strane presenze nell’erba alta e rischierà la propria vita per aver dato libero sfogo alla propria curiosità.
Questi quattro episodi sono solo un esempio di quello che potrete trovare nella serie, c’è davvero una vastità di temi trattati in cui sicuramente tutti gli appassionati dell’orror avranno un episodio che diventerà il loro preferito.
Nel complesso questa serie è un piccolo spazio dove è stata data davvero la libertà creativa agli artisti di esprimersi, sia narrativamente che visivamente, è un viaggio sconfinato verso il mondo dell’orror da quello visivo a quello mentale.
Consiglio vivamente la visione, a patto però che il genere vi piaccia, a tutti quelli che non sono abituati a masticare questo tipo di visione potrebbero provocare incubi o in ogni caso almeno un fastidio.
Vi ringrazio per avermi seguito fin qui, vi invito a ascoltare i vecchi episodi se ancora non lo avete fatto, tra le info del podcast trovate un link al mio blog dove potrete trivare le trascrizioni di tutti gli episodi, in modo che anche le persone non udenti possano godere dei contenuti del mio podcast. Noi ci rivediamo il prossimo venerdì, dove non so di cosa parlerò ma lo scopriremo insieme, buon venerdì e buon fine settimana, io sono Matteo e questo è Nitrato d’Argento.
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