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Episodio 144 - Eco Chamber

Immagine del redattore: Matteo Marchi
Matteo Marchi
1 giorno fa
Tempo di lettura: 12 min

Bentornati, amiche e amici. Nell'episodio di oggi parliamo di un film uscito proprio in questo periodo, che è stato presentato alla Festa Internazionale del Cinema di Venezia.

Oggi parliamo di Echo Chambers. Bentornati su Nitrato d'Argento.

Eccoci qui, care amiche e amici. Oggi appunto parliamo di un film molto difficile.

È un film tratto da un soggetto originale di Bernardo Bertolucci e rimasto inedito fino alla sua morte, fino al 2018. Questo film vede la regia di Andrea Pallaoro, con attori Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, e altri attori che però fanno una breve comparsata. Quindi, fondamentalmente, i protagonisti sono loro tre. Come sempre però, prima di entrare nel vivo, ecco una breve sintesi della trama.

Anna, interpretata da Alicia Vikander, è una fisioterapista che instaura una relazione tormentata con Leo, un produttore discografico con problemi di droga e dipendenza, sotto lo sguardo della cantante Ava.

Questo film è ben lungi da essere un film perfetto. Prima di mettermi a scrivere questa recensione ho dovuto, contrariamente a come faccio di solito, andarmi a vedere un paio di analisi di un altro paio, diciamo, di critici cinematografici.

Come sapete, di solito non guardo le recensioni di altri, ma vista la difficoltà narrativa di questo film ho ritenuto necessario avere almeno un altro paio di visioni, in modo da confrontarmi con loro su dei punti. E devo dire che in alcuni momenti sono molto d'accordo con le loro affermazioni, perché erano effettivamente anche le mie stesse impressioni.

Come detto, questo film ha diversi punti problematici, ma prima di tutto voglio soffermarmi sui punti che ho trovato positivi. Ho trovato, diciamo, coraggioso il formato del film. Questo infatti ha un'inquadratura definita aspect ratio, ovvero un 4:3, che è un rapporto quasi quadrato, almeno viene percepito come quadrato, ma in realtà è leggermente rettangolare ed è quello che poi si usava essenzialmente nei vecchi televisori. Chi di voi è abbastanza vecchio si ricorderà che i vecchi televisori erano, tra virgolette, quadrati. Non erano vero e proprio quadrato, appunto, ma era un 4:3, un rapporto 4:3.

Ritengo una scelta interessante ai fini di questo film proprio perché serve, il 4:3 in questo caso, particolarmente serve ad accentuare quel senso di claustrofobia e di chiusura delle stanze in cui essenzialmente si muovono i protagonisti.

Tutto il film è girato all'interno, appunto, dell'appartamento di Leonardo. Ovviamente questo è un finto effetto vintage, perché in realtà il formato di ripresa era un 35 mm su Arricam ST, usando una Super 35 come formato sorgente, e il tutto è stato poi finalizzato in un Digital Intermediate 4K e rimasterizzato su DCP, ovvero Digital Cinema Package.

Quindi, in questo senso, è interessante perché effettivamente tutto il film è molto claustrofobico e anche le scenografie in cui si muovono i personaggi, in cui i colori preponderanti sono il rosso e il verde scuro, di cui si noteranno due quadri giganti in questo appartamento enorme, veramente di difficile riscaldamento d'inverno, perché ha dei soffitti enormi, un appartamento bellissimo e in cui questi stessi colori si ritroveranno indosso ai protagonisti.

Quindi questo elemento, diciamo, quando la scenografia diventa parte integrante dei personaggi, questo a me piace molto, devo dire. È appunto studiato. Si vede comunque che c'è uno studio, c'è un impegno del regista nel creare qualcosa di interessante, qualcosa di ricercato e quindi questo, secondo me, è il punto a suo favore.

Quello però che rende problematico questo film è appunto il suo essere eccessivamente ermetico. È uno di quei film, passatemi il termine, che cerca di… si fa un po’ il viaggio di essere il filmone da critico vissuto, mentre in realtà sembra quasi un film, per certi aspetti, un po’ con la puzza sotto il naso.

Perché io ho visto molti film d’autore che pretendevano di essere un film eccelso, un film d’autore, però in quel caso ci sono stati casi in cui, ad esempio, l’anno scorso è uscito un film preso, credo, dal soggetto di Fellini, diretto da Salvatores, adesso mi sfugge il nome.

Però in quel caso, a parte il fatto che abbiamo Salvatores, che è comunque un regista che già le sue ossa se le è fatte in questo tipo [di cinema], ammettendo comunque che quello è il suo punto di vista, il suo occhio sulla vicenda, avere invece un regista come questo, che può essere molto più esordiente, dargli in mano una sceneggiatura, quindi non è neanche un soggetto…

Un soggetto è, intendiamoci, più un’idea, che può essere vaga, può essere anche molto vaga, sull’idea di un film. Io, per esempio, mi metto lì e scrivo: “L’idea del film: un uomo torna dalla guerra, scopre che sua moglie è morta”. Questo può essere già un soggetto, molto striminzito ovviamente, però può essere già un soggetto.

Una sceneggiatura, invece, vuol dire che c’è già una sceneggiatura in mano, che bisogna rimaneggiare quella. Il problema qui è appunto saper rimaneggiare una sceneggiatura di un regista tanto grande quanto era appunto Bertolucci.

Quindi capite bene che la difficoltà sta lì. Capisco che per il regista era una grande occasione, però bisogna essere molto bravi per riuscire a gestire qualcosa di questo tipo. E si vede l’impegno, ripeto, da parte del regista, ma questo impegno purtroppo non è stato sufficiente in questo film. E quindi c’è un film molto problematico e anche molto pesante.

La storia, appunto, come ho detto all'inizio, è una storia di un amore travagliato, se così possiamo definirlo.

Ma il problema qual è? Il problema sta anche nella narrativa del film, perché il film parte all'inizio con il protagonista che ha un'overdose e poi, a un certo punto, c'è un altro punto di vista. Da quel momento in poi la storia si alterna tra quello che ci sembra il presente e i flashback di prima, di come si è arrivati a quel momento lì, quel momento dell'overdose.

Quindi i due protagonisti si incontrano, sviluppano una relazione e poi, a un certo punto, succede qualcosa che va oltre, diciamo, il tempo presente e quindi ci viene mostrata tutta la storia come se fosse, in realtà, tutto un passato. E a parte il fatto che la lettura diventa veramente ostica, perché c'è una parte del film in cui non si capisce perché succede questo.

Vi faccio questo piccolo spoiler, in cui appunto vi annuncio che sto per farvi uno spoiler: questa protagonista va in casa di Leo, appunto questa lei, la protagonista Anne, va in casa di Leo quando lui non c'è. Ma non è ben chiaro se lei appunto vivesse lì, se semplicemente abbia le chiavi, non si sa bene per quale motivo. Ma questa relazione strana a livello narrativo viene spiegata? No. Semplicemente si risolve nel momento in cui poi i due si rincontrano.

Leo dà un party per la fine delle registrazioni di questo CD che sta incidendo, perché Leo è un produttore musicale, sta incidendo un album con la protagonista Ava, che, se vogliamo, è un po' una sorta di Mina, cioè questa cantautrice che è anni che non fa opere, ma lui riesce a convincerla a fare un'opera, praticamente a fare un nuovo album. E quindi loro si rincontrano alla fine della presentazione dell'album, sostanzialmente, e si rimettono a frequentarsi.

E poi succede, a un certo punto, quando il film sembra che stia andando in una direzione e, oggettivamente, era talmente palese dove voleva andare a parare il film che ho detto: “Va bene”.

Sapete come quando in un film c'è un oggetto che palesemente è la definizione della pistola di Chekhov: sta lì perché sappiamo che a un certo punto verrà utilizzato per qualcosa. È un escamotage che si usa anche a teatro, perché l'idea appunto è che, per chi di voi non conoscesse la pistola di Chekhov, se c'è una pistola in scena, quella pistola prima o poi durante lo spettacolo verrà utilizzata.

E quindi questo termine si usa appunto per tutti quegli oggetti che sappiamo che stanno lì, ce li fanno rivedere, ce li fanno rivedere, ce li fanno rivedere e, a un certo punto, capiamo che quell'oggetto sarà fondamentale per la risoluzione della sceneggiatura.

Il problema è sostanzialmente che, quando succede questa cosa che deve succedere con questo oggetto che vi dicevo, da quel momento in poi il film prende una piega totalmente differente e arrivano i venti minuti più pesanti che io abbia mai visto in un film.

Ci sono stati film nella mia vita, due film in realtà, adesso non me li ricordo, ma mi ricordo il momento in cui dicevo: “Cavolo, voglio andarmene via da questa sala”.

In questo caso non è successo, però io ho visto gente in sala che ha preso ed è uscita. Sono state due persone che, a venti minuti dalla fine, anzi un pochino prima, quindi forse si sono salvate il pippone finale, hanno preso e non sono più tornate.

E quindi capite bene che, quando un film ti spinge a fare questo, io ho sentito appunto l'altra recensione di altri critici che dicevano: “Ho sentito gente che rideva in sala in quel momento”.

Ridere nessuno ha riso quando l'ho visto io, quindi non ho questo punto di vista, però ho visto gente che letteralmente ha preso e se n'è andata.

Quindi, quando un film ti spinge a uscire dalla sala, io, fossi il regista, mi farei due domande, nel senso che vuol dire che qualcosa non sta funzionando. Cioè, un film ti deve catturare, deve tenerti lì.

Io ho visto film a cui non avevi dato due soldi che, alla fine, mi hanno catturato e mi hanno tenuto lì. Magari erano delle boiate, però comunque sono stato lì fino alla fine per vedere cosa succedeva.

Questo film aveva tutte le carte in regola per essere qualcosa di interessante, ma il regista ha spinto talmente tanto e talmente male in certi punti, diventa talmente pesante, che a un certo punto veramente gli ultimi venti minuti sono, come detto da alcuni critici, sono perfettamente... alcuni critici, scusate, sono perfettamente d'accordo: è pornografia del dolore.

Quando tu vuoi talmente male ai tuoi personaggi, talmente male ai tuoi personaggi, e sei talmente cattivo che vuoi veramente farli stare peggio del peggio.

Io ho visto, senza fare spoiler, però ho visto scene di morte nel Trono di Spade che sono molto più all'acqua di rose di come finiscono i protagonisti di questo film.

È veramente qualcosa che travalica l'umanità.

Tu vuoi veramente fare del male ai tuoi personaggi, che già hanno sofferto tanto durante tutto il film, e non vuoi neanche un po' regalargli un po' di felicità.

E questo, secondo me, non è fare grande cinema, proprio no.

Questo è proprio vessare qualcosa, è far star male i personaggi, far star male gli spettatori per cercare di fare un cinema alto che probabilmente il regista non sa nemmeno cosa sia il cinema alto e quindi lui ha questa idea e, oggettivamente, è qualcosa di terrificante.

Perché non posso vedere gente che esce dalla sala, gente che magari è stata lì un'ora e cinquanta, non ce la fa più e prende e va via.

Questo è grave, perché quelle persone lì potresti averle perse per sempre come regista, anzi, probabilmente le hai perse per sempre, e forse hai fatto perdere degli spettatori a un certo tipo di cinema.

Non lo so, qualcosa di grave, secondo me.

E questa colpa, se mi passate il termine, di questo film non è imputabile agli attori.

Perché gli attori, quando tu hai tre grandi attori come Marinelli, come Alicia Vikander, che mi ha fatto molto piacere rivedere, era un po' di tempo che non vedevo al cinema, magari me la sono persa io, però non mi sembra, e Susan Sarandon, sono molto bravi tra di loro.

Susan Sarandon è stata molto brava nella sua particina ed è sempre bello vederla. A me piace molto come attrice. La ricordo veramente con molto affetto, perché mi ricordo da bambino che vedevo Thelma e Louise o altri grandi film che lei ha fatto, o anche appunto The Rocky Horror Picture Show, che è un altro dei miei film preferiti.

Quindi sono molto affezionato a lei come attrice, ma anche lei come persona mi sembra una persona molto bella. Poi non l'ho mai conosciuta di persona, ma mi dà quell'idea lì. Poi magari sbaglierò, però non credo.

Quindi hai tre grandi attori. In questo caso il problema veramente non è imputabile alla recitazione degli attori, perché loro sono stati diretti in un certo modo e loro sono andati in quella direzione.

Per quanto tu grande attore come sei, devi cercare comunque di stare nei binari della storia che è stata scritta, non puoi stravolgere una storia.

Quindi, se la storia è stata adattata male e diretta male, l'attore ci può fare fino a un certo punto, oggettivamente.

Quindi io capisco che qui c'è veramente un problema di regia e di adattamento al testo.

Quindi mi rendo conto che, senza nulla togliere agli attori, che sono stati bravissimi nei loro ruoli, sono stati veramente bravi, però veramente c'è un problema di fondo qua.

E questo vi dimostra che, quando la regia non è fatta con criterio, purtroppo, anche se hai degli attori bravi, un'ottima fotografia, un'ottima scelta dal punto di vista, appunto, delle riprese, effettivamente purtroppo si crea qualcosa che poteva essere un progetto interessante, un prodotto interessante, ma che purtroppo, per limitazioni registiche, si ferma a qualcosa che è veramente molto pesante da vedere.

E rispetto ad altri film che mi capita di vedere, comunque pesanti, che però riguarderei volentieri, questo film non so se lo riguarderei, o almeno non in tempi brevi, proprio per questo motivo, perché è un film veramente difficile e che pensa di essere un capolavoro della vita.

In conclusione, cosa vi devo dire? Beh, come avete capito, è un film molto complicato da vedere. Purtroppo non è un capolavoro.

Quando ho visto il trailer ero molto interessato, perché oggettivamente Bertolucci ha fatto veramente dei capolavori. Ha fatto un'opera come Ultimo Tango a Parigi, che io amo.

Ho qui con me la sceneggiatura, che ogni tanto mi capita di leggere delle parti. È un film veramente bellissimo, di cui si potrebbe parlare. È un film vessato, perché, come sapete, la pellicola è stata bruciata di quel film. La versione che abbiamo ora è quella che lui ha salvato nascondendola in un doppio fondo della sua valigia.

Quindi capite bene che lui ha fatto veramente un capolavoro. È riuscito a tirare fuori l'anima di Brando, perché in quel film c'è Marlon Brando. Lui ovviamente ha negato, ma palesemente è un film in cui Brando ha tirato fuori molto di più di se stesso di quanto non si possa pensare.

È un film veramente di cui mi piacerebbe parlare, perché è un film che io ho adorato tanto, tralasciando tutte le polemiche legate alla gestione degli attori, ma questo è un altro paio di maniche che non mi ci voglio infilare.

Però sì, avere questo che cerca di fare un po' il verso a Ultimo Tango a Parigi a suo modo, perché è tutto girato in un appartamento, una storia tra due amanti, di cui si parla poco anche. Infatti è l'altro problema di questo film.

Mentre in Ultimo Tango a Parigi era giusto che non ci fosse un approfondimento esagerato sui personaggi, non veniva detto molto sui due protagonisti, però ci veniva fatto intendere molto di più sui protagonisti senza necessariamente dirlo.

Qui invece non c'è approfondimento dei protagonisti, ma non viene fatto nulla per farci approfondire, se non alcune brevi scene dei protagonisti che, grazie alla loro recitazione, tirano fuori qualcosa.

Però anche lì, ripeto, il problema non è degli attori, il problema è proprio di come il regista gestisce la scena. Qui purtroppo non c'è questa cosa.

Io sono convinto che, se Bertolucci avesse usato questa sceneggiatura, e poi comunque domandiamoci perché alla fine non l'ha girata, magari non era convinto, magari l'ha tenuta nascosta perché non voleva che si girasse un film di questo film, di questa sceneggiatura.

Cerchiamo di pensarci un attimo, perché non è detto che tutte le sceneggiature non usate dai registi siano lì per essere usate.

Quindi anche questo è un dubbio.

Oppure sono convinto che magari anche appunto il film girato da Bertolucci sicuramente avrebbe avuto un'impostazione diversa, una profondità diversa rispetto a questo che abbiamo.

Quindi questo sostanzialmente è un prodotto non riuscito bene, secondo me.

Mi dispiace dirlo, per quanto io voglia bene a questi tre grandi attori, è un prodotto che non gli rende merito.

Per quanto loro si impegnino, per quanto loro recitino bene, è un film con grossi problemi.

È inutile nasconderlo.

Bene, io vi ringrazio per avermi seguito fin qui. Spero che questa mia recensione vi sia piaciuta. L'ho voluta fare il prima possibile: appena l'ho visto, l'ho recensito.

Vi invito comunque a farvi voi un'idea di questo film. Non so se invitarvi ad andarlo a vedere. Sì, se avete una serata da perdere rispetto magari ad altri film che ci sono, perché in questo periodo sono usciti dei film interessanti.

È uscito Nessun Dolore di Gianni Amelio con Borghi, è uscito Serpenti, sempre con Alessandro Borghi, che mi intriga tantissimo e spero di riuscire a vedere il prima possibile, perché quello, secondo me, deve essere un film tragicomico molto interessante.

C'è tanto altro, altri buoni prodotti che vi consiglierei probabilmente di vedere prima, perché comunque questo è un film da vedere se veramente volete farvi male, perché è un film pesante. Quindi, anche se fosse diretto bene, sarebbe comunque un film pesante. Purtroppo non è diretto bene.

Se proprio volete dare un completismo alla vostra visione dei film, dei film di Marinelli, oppure tutti i film di Alicia Vikander, tutti i film di Susan Sarandon, se siete dei fan del completismo della visione dei film, come lo sono io, ad esempio, io cerco sempre di vedere tutti i film di un attore, se mi piace.

Naturalmente sto cercando di concludere la visione di tutti i film di Momoa. Ce ne sono alcuni che veramente non avete idea, potrei farvi una top, perché ci sono veramente film che sono sicuro non conoscete che lui ha fatto.

Per cui sì, siete fan del completismo della visione degli attori preferiti, allora vi dico sì, guardatelo.

Altrimenti, se avete altro da vedere, vi invito a vedere qualcos'altro e questo a metterlo da parte e vederlo un giorno, un pomeriggio magari in cui siete di buon umore, siete nella modalità giusta per vedere un film pesante, non diretto benissimo, però con grandi attori comunque.

Vi ringrazio per l'attenzione.

Noi ci vediamo il prossimo venerdì, dove so già di cosa parlerò e comunque lo scopriremo insieme.

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Grazie per avermi seguito, buon venerdì e buon fine settimana.

Io sono Matteo e questo è Nitrato d'Argento.


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