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Episodio 136 - L'Odissea di Christopher Nolan

  • Immagine del redattore: Matteo Marchi
    Matteo Marchi
  • 31 lug
  • Tempo di lettura: 5 min

Bentornate amiche e amici, oggi finalmente parliamo di un film che è riuscito a smuovere l’interesse mondiale e che ha avvicinato tutti, grandi e piccini al mondo dell’epica, oggi parliamo di Odissea di Nolan, bentornati su Nitrato d’argento.

 

Come ho detto nella intro di questa puntata il film di Nolan è riuscito certamente ha monopolizzare l’attenzione di tutto il mondo cinematografico e questo indipendentemente che vi sia piaciuto o meno il film in questione. In questo episodio cercherò di fornire il mio personale punto di vista sull’opera, lasciando fuori tutte quelle polemiche che nelle ultime settimane hanno visto protagonisti di tutte le età e classi sociali farsi paladini di una coerenza storica. In questo episodio analizzerò solamente la scrittura della sceneggiatura, la resa cinematografica, la fotografia, la recitazione degli attori e la colonna sonora e lo farò con lo sguardo tecnico e critico.

 

Iniziamo quindi con la resa della sceneggiatura, chi mi conosce sa quanto io stimi Christopher Nolan e alcuni dei miei film preferiti sono proprio suoi, su tutti Inception è un film che ho guardato tante di quelle volte da rovinare il dvd che ho a casa, durante l’università ho studiato Memento e più guardavo i suoi film più mi rendevo conto che è davvero un regista dalla mente geniale.

In questo caso però mi domando dove sia finito questo regista, o meglio, l’opera in sé contiene un messaggio molto importante e questo alla fine arriva, è una riflessione profonda sul segno che la guerra lascia sugli uomini, da un volto nuovo al vero motivo per cui Ulisse impiega così tanto per tornare ad Itaca, per ciò che ha fatto e per la fiducia che ha violato sente di non meritarsi il ritorno a casa e il suo vagare è un metodo che ha per non guardare in faccia la verità e continuare a sfuggirgli ancora per qualche momento.

 

L’opera però ha diversi problemi di sceneggiatura, la parte con Polifemo ad esempio, dal punto di vista grafico Polifemo è perfetto, grottesco, spaventoso, inumano ma ciò nonostante molto umano nella forma.

Ho apprezzato molto che non abbiano realizzato il ciclope in cgi ma abbiano usato un attore truccato e lo abbiano poi ingigantito, questa tecnica che rivedremo spesso durante il film è qualcosa che apprezzo sempre in un film e dimostra di saper usare bene certe tecniche cinematografiche e sforzarsi di creare un prodotto senza usare il facile mezzo della cgi

Devo però dire che come viene risolta la faccenda del ciclope sembra davvero frutto di una parte di sceneggiatura scritta male, Ulisse non vince in astuzia i ciclope ma addirittura in un gesto di collera dopo essere fuggiti dalla grotta lancia una freccia a Polifemo e lo provoca facendosi inseguire e rischiando di provocare la morte di altri suoi soldati.

Non fraintendetemi la collera è un sentimento più che mai comprensibile in una situazione del genere ma da Ulisse, l’uomo storicamente più intelligente dei poemi non mi aspetto un gesto avventato ma di essere lucido e reattivo.

 

Più di una volta in questo film Ulisse risulta essere forse troppo umano e le sue azioni, solitamente astute e ragionate qui diventano confuse e poco convinte.

 

Andando avanti con l’analisi del film, senza farvi troppi spoiler, quello che risulta a volte è una stesura a tratti ben costruita, come la parte ambientata ad Itaca o la ricostruzione del cavallo di Troia e di come Ulisse e i soldati siano riusciti tra mille fatiche ad arrivare all’interno della città, a parti come quella già citata di Polifemo o una parte totalmente a caso in cui compaiono giganti e che si risolve come era nata.

Alcune parti sembrano davvero state inserite a caso mentre sarebbe stato più utile focalizzarsi e approfondire altre parti, come ad esempio quella di Circe che in teoria dovrebbe essere conquistata da Ulisse ma che nella realtà viene battuta in un mondo un po' strano, molto bella però la resa grafica di come la strega trasformi i soldati di Ulisse i maiali.

 

La recitazione degli attori funziona bene, in questo caso si vede che Nolan ha fatto un buon lavoro nello scegliere i suoi attori. Matt Damon riesce ad essere un Ulisse convincente nel suo essere un uomo distrutto dalla guerra e dalla presenza costante dei fantasmi delle azioni passate. Come ho già detto questo Ulisse risulta un po' sottotono rispetto ad altre incarnazioni passate ma questo credo sia un problema più di sceneggiatura più che dell’attore.

L’attore però che più di tutti è riuscito a catturare la mia attenzione e ha fatto la performance migliore è Robert Pattinson, il suo Antinoo è tanto shackespeariano quanto viscido e manipolatore.

Tutta la sua recitazione è portata a trasmetterci la figura di un uomo, come ce ne sono molti, disposti a tutto per il potere, uomini che si fanno grandi con le gesta altrui, che hanno fatto di tutto pur di evitare il dolore ma che modificando la storia cercano di ritagliarsi un posto al sole sfruttando tutto il loro fascino e le loro capacità manipolatorie.

 

La fotografia è il vero punto forte di tutto il film, in questi giorni si è discusso molto sul formato scelto da Nolan, il 70 mm Imax, potrei fare un intero episodio solo per spiegarvi come funziona o quanto sia grande la macchina da presa, così grande e rumorosa che è servita una camera insonorizzata dove metterla, costringendo gli attori a recitare davanti a degli specchi per potersi vedere tra di loro ma sono certo che se cercate online troverete spiegazioni molto più esaustive di quelle che posso darvi io in un episodio del podcast, se volete però sono disponibile a fare un episodio solo sulla lavorazione del film, fatemelo sapere tra i commenti.

Voglio focalizzarmi sul punto che riguarda questo formato, io apprezzo sempre gli esperimenti in cinematografia, se non ci fossero stati molto probabilmente non avremmo il cinema come lo conosciamo oggi, il problema si pone quando ci si concentra troppo su questo elemento e ci si distrae dalla trama.

Purtroppo vedendo questo film mi viene quasi il dubbio che volendosi concentrare sul tecnico alcune parti della trama siano venute meno.

La camera da presa da 70 mm Imax può avere il grande pregio di una fotografia molto più immersiva e potente ma dall’altra credo abbia costretto Nolan a dover venire a patti con alcuni limiti tecnici che gli hanno dovuto far scegliere tra una scena piuttosto che un’altra, minando alcune parti narrative del film.

 

Dico queste cose con dispiacere, si vede che in questo film c’è stato tanto impegno, tanto studio e tanta forza di volontà per questo dico che questo film non è un brutto film, è un’opera che dentro ha un messaggio forte, purtroppo però non è un capolavoro.

L’impressione che si ha quando si esce dal cinema è di aver visto qualcosa di grandioso, di commovente, ma anche che manchi qualcosa.

Confrontandomi con le persone con cui sono andato a vedere il film quello che è emerso è proprio questo, un bel film, che lascia anche delle sensazioni forti ma a cui manca qualcosa.

Dal mio punto di vista posso dire che questa sensazione è data proprio dalla sceneggiatura che come ho detto ha alcune parti realizzate in modo sommario.

 

Nel complesso è un bel film, intrattiene, coinvolge e fa riflettere, con un ottimo cast e una fotografia davvero eccezionale.

Certamente non è un film da perdere, vi invito ad andarlo a vedere per farvi voi un’idea sull’opera, fatemi sapere tra i commenti cosa ne pensate del film e se anche a voi sembra che manchi qualcosa a quest’opera, e anche qual è il vostro film preferito di Nolan.

 

Vi ringrazio per avermi seguito fin qui, vi ricordo che siamo disponibili su varie piattaforme, su Spreaker, Spotify, sul canale Youtube e sul canale Instagram, vi ricordo inoltre che potete trovare la trascrizione per non udenti disponibile sul mio blog, vi auguro un buon venerdì e un buon fine settimana, io sono Matte e questo è Nitrato d’Argento.


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