Episodio 134 - Alice in Borderland
- Matteo Marchi

- 17 lug
- Tempo di lettura: 5 min
Bentornate amiche e amici, questa settimana voglio parlarvi di una serie uscita un po' di tempo fa ma che non ero ancora riuscito a trattare, oggi voglio parlarvi di Alice in Borderlands, bentornati su Nitrato d’Argento.
Eccoci qui, come ogni settimana torniamo a parlare di film e serie tv, come sapete ogni tanto mi piace fare un salto indietro in argomenti che non sono riuscito a toccare prima per potervi dare il mio personale punto di vista.
Oggi parliamo di una serie uscita ormai nel “lontano” tra virgolette 2020, e che si è conclusa lo scorso anno, nel 2025.
Questa serie per chi non la conosce ancora, potrebbe essere il punto di svolta per tutti gli appassionati di Squid Game che ancora si sentono orfani di una serie che nel bene e nel male ha fatto tanto parlare di sé e che ci ha lasciato con un finale che non ha soddisfatto tutti, anche se questo, come ho già detto, capita spesso.
Per chi non ha ancora visto la serie credo sia bene spiegarvi alcune cose:
Alice in Borderland (今際の国のアリス?, Imawa no kuni no Arisu) è una serie televisivagiapponese diretta da Shinsuke Sato di genere fantascientifico, thriller e drammatico basata sull'omonimo manga scritto e disegnato da Haro Asō.
La serie vede protagonista Arisu, un ex studente universitario disoccupato e appassionato di videogiochi, che assieme ai suoi amici Karube e Chota si ritrova improvvisamente perso in una Tokyo distopica e abbandonata. Scopre di essere intrappolato in una città dove sarà costretto a partecipare a dei giochi mortali per sopravvivere.
Come potete vedere questa serie ha in comune i giochi mortali a cui sottopone i suoi giocatori, ma mentre in Squid Game in qualche modo queste persone “sceglievano” di andare a fare i giochi, anche se erano inconsapevoli della loro mortalità, qui i giocatori sembrano essere presi a caso e buttati in una realtà che non avevano chiesto, un mondo distopico in cui gli unici abitanti sembrano essere loro.
Non cadete nell’errore di pensare che questa serie sia una copia di Squid Game perché non è così, se guardate le date infatti Squid Game arriva nel 2021, un anno dopo l’uscita della prima stagione di Alice in Borderlands, e anche se ha avuto maggiore successo questo non vuol dire che sia una serie di minor importanza ma anzi all’interno tratta tutta una serie di temi molto importanti e significativi.
Senza farvi spoiler, come sapete cerco sempre di limitarli al minimo, il mondo della Tokyo fantasma in cui si aggirano i protagonisti sembra essere uno specchio di una realtà più che mai vicina a noi.
Questa serie è un viaggio dell’eroe con protagonista Arisu, ragazzo disoccupato e disinteressato dalla vita che passa le sue giornate giocando ai videogiochi e passando il resto del tempo a scherzare con i suoi amici Karube e Chota.
Un trauma, presumo la morte della madre, non viene approfondito troppo questo punto nella prima stagione, lo ha bloccato in un limbo in cui tutti gli altri vanno avanti con le loro vite e lui resta fermo, ferito nell’animo e incapace di trovare una ragione di vita.
Scaraventato in un mondo ostile e pericoloso, è costretto a crescere e a trovare un modo per andare avanti e salvare la sua vita, cercando la via per tornare a casa.
Il mondo in cui si muovono i personaggi non è altro che lo specchio della nostra società, da quello che si evince guardando il background che via via ci viene mostrato degli altri protagonisti, una tecnica che gli orientali usano spesso per far empatizzare con i personaggi, ricordo con affetto quando leggendo Battle Royale ogni volume ti faceva affezionare ad un personaggio che quasi ogni volta veniva ucciso nel modo più crudele possibile, qualcosa che all’epoca scioccava un ragazzino come me ma che gli insegnava una grande lezione di vita, nulla è certo e anche quando le cose sembrano andare bene c’è sempre da una parte nell’ombra la possibilità che in agguato ci sia qualcuno pronto a farti cadere.
Da quello che si può vedere, ognuno dei personaggi che si è ritrovato nel mondo della serie, vive hai margini della società, dimenticato o frutto di un passato che lo mette ai gradini più bassi della società.
Per queste persone, la vita è una lotta continua, una lotta non solo per emerge ma anche per sopravvivere.
Questa vita è proprio come le prove che ogni volta devono affrontare per guadagnare qualche giorno in più al loro visto.
Perché in questo mondo ogni prova ti permette di allungare il visto di qualche giorno, se il visto scade un laser dal cielo colpisce le persone che non hanno più giorni.
Questo elemento così chiaro se si cerca una lettura è ovviamente la metafora della vita, tutti noi dobbiamo lottare giorno per giorno per cercare di allungare il nostro visto su questa terra e per le persone che vivono ai margini questa può essere vista come una vera e propria battaglia tra la vita e la morte.
Dal punto di vista di qualità di contenuti per certi versi ritengo questa serie più significativa di Squid Game, come ho detto, mentre Squid Game offriva, la possibilità di scelta, certo illusoria se una persona è povera e quindi di scelte ne ha poche, rispetto a Alice in Borderlands in cui nessuno ha avuto la possibiltà di scelta, ma proprio come nella vita si è ritrovata ad essere giocatore in un mondo che non esita a eliminare chiunque non sia all’altezza dei suoi standard.
Squid Game è una metafora molto chiara e studiata davvero bene di ciò che il capitalismo ha imposto alle persone, un mondo in cui anche la vita umana ha un prezzo.
Alice in Borderlands invece è la metafora più pura di ciò che fa la vita, mette davanti alle persone una lotta continua in cui se esiti o ti fermi questa ti si rivolta contro e decide di farti fuori.
Uno degli elementi più interessanti ovviamente sono i giochi, sono tanti e tutti molto diversi, proprio come nella vita le regole non sono sempre chiare e a volte bisogna commettere errori per capire in che direzione muovere i propri passi.
La recitazione degli attori è in linea con la storia, mentre all’inizio la recitazione forse non era perfetta, con l’avanzamento della storia e dei temi trattati questa si allinea perfettamente e i personaggi in giochi regalano davvero, attraverso le loro storie, momenti di felicità e di tristezza.
Si ha davvero la sensazione che chiunque potrebbe morire da un momento all’altro e pensare che forse alcuni dei propri personaggi potrebbero sparire da un momento all’altro mantiene alta la tensione.
Dal punto di vista tecnico la serie è ben studiata e anche le locations, molto varie, spaziano da il centro città fino al porto, creano una realtà approfondita e realistica.
Nel complesso la serie offro intrattenimento e riflessioni importanti sulla vita e sulla società che ci circonda, lasciandoci alla fine della visione qualcosa che sedimenta in noi e che forse potrebbe aiutarci prendere in mano la nostra vita e farne qualcosa di buono.
Vi ringrazio per avermi seguito fin qui, vi invito a seguirci sui vari social, siamo disponibili su Spreaker, Spotify, il canale ufficiale di Youtube, la pagina Istragram, trovate inoltre la trascrizione per non udenti disponibile sul mio blog, trovate il link tra le info, vi auguro un buon venerdì e un buon fine settimana, io sono Matteo e questo è Nitrato d’Argento.



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