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Episodio 121 - Scream 7

  • Immagine del redattore: Matteo Marchi
    Matteo Marchi
  • 17 apr
  • Tempo di lettura: 6 min

Bentornate amiche e amici, finalmente dopo un po' di tempo sono riuscito a trovare lo spazio per vedere l’ultimo capitolo della saga di ghostface e parlarvi delle mie impressioni, oggi ovviamente parliamo di Scream 7, bentornato su Nitrato d’Argento.

 

Eccoci qui care amiche e amici, reduce da un periodo di grandi visioni, infatti contrariamente al solito so già di cosa parlarvi nelle prossime settimane, ho dovuto ritagliarmi un po' di tempo per vedere quello che è l’ultimo capitolo di una saga molto famosa che arriva addirittura dal 1996.

Come sempre però prima di entrare nel vivo, ecco una breve sintesi.

 

Scream 7 è un film del 2026 co-scritto e diretto da Kevin Williamson, che ne è stato anche produttore esecutivo. Si tratta del settimo capitolo della saga cinematografica di Scream, sequel diretto di Scream VI e primo film della saga a essere diretto da Kevin Williamson, storico sceneggiatore del primo film. Vede il ritorno nella saga di Neve Campbell, che riprende il suo storico ruolo di Sidney Prescott dopo aver saltato il precedente film e di Courteney Coxnel suo storico ruolo di Gale Weathers.

 

Quando un nuovo assassino mascherato da Ghostface semina il terrore nella tranquilla cittadina dove Sidney Prescott ha ricostruito la sua vita, i suoi incubi più profondi diventano realtà: la prossima vittima designata è sua figlia.

 

Questo film fa un tuffo nel passato e riporta in auge quello che sembra essere il killer per eccellenza, una figura presa direttamente dal primo film, ovvero Stu, uno dei due killer del primo film.

 

Ovviamente non vi rivelerò in che modo e in che modalità questo avvenga, per non farvi spoiler, posso solo dire che all’interno della storia la sua figura avrà una certa importanza.

 

La parte iniziale del film con la ambientazione all’interno della casa di Stu in cui si sono svolti i fatti del primo film mi aveva fatto sperare in una svolta nostalgica strutturata in maniera intelligente, cosa che purtroppo però avviene solamente all’inizio del film, lasciando durante lo sviluppo della storia molta confusione e poco di quelle vibes che si respiravano del film originale.

 

La cosa particolare dei primi tre film di Scream e che i fan sanno molto bene, è che durante lo svolgimento della storia c’era un punto in cui i protagonisti si mettevano ad analizzare alcune tematiche, nel primo ad esempio abbiamo il tema dell’horror e i suoi cliché, nel secondo la struttura dei sequel e di come questi siano spesso destinati alla ripetizione di alcune cose.

La struttura di questi capitoli ha di fatto creato una nuova sottocategoria del genere horror e sviluppato un personaggio, quello di Ghostface diventato iconico e ripreso più volte da altri film e serie tv, vedi ad esempio il filone nato dopo Scream degli Scary Movie.

 

Complice una voglia mondiale di ritorno agli anni 90, diretta conseguenza del ritorno degli anni 80 grazie alla saga di Stranger Things, anche tutte quelle serie o film che hanno avuto successo planetario stanno sfruttando questo ritrovato successo per quegli anni.

 

Per quanto anche io sia più un fan degli anni 80 che dei 90, devo ammettere che avendoli vissuti e ricordandoli con affetto, sono sempre felice di approcciare questi vecchi prodotti nella speranza che almeno in parte questi contengano quella voglia di sperimentare e di trovare nuove vie tipica degli originali.

 

Purtroppo in questo caso, lo sviluppo della storia legata a Stu non brilla di originalità, il o i villan, non dirò se è uno o di più per non spoilerare, è talmente evidente che appena lo vedrete sullo schermo capirete subito che è lui e di conseguenza capirete anche tutto il bluff che sta dietro il ritorno di un personaggio iconico come quello di Stu.

 

È un vero peccato vedere come la saga prendendo un’idea interessante e un’attore come Mattweu Lillard che sa essere davvero bravo quando vuole, questo non sia stato sfruttato a dovere.

I protagonisti di questo capitolo fannp un po' il verso a quelli del film originale, abbiamo Tatum, la figlia di Sidney, che tra l’altro prende il nome dalla sua migliore amica morta nel primo film, che ha un ragazzo che di sera entra dalla sua finestra come faceva Billy Lumis, il ragazzo di Sidney nel primo film e che poi sappiamo essere andata come è andata.

Abbiamo gli amici di Tatum che con lei fanno teatro, proprio come sua madre Sidney faceva nel secondo film.

Insomma ci sono diverse citazioni ai film originali che potrebbero rendere carina la cosa se non fosse per alcuni problemi di scrittura complessiva del film.

 

Il rapporto tra Sidney e sua figlia infatti è sviluppato in maniera poco relaistica, o almeno, è scritto in maniera poco convincente.

Sidney infatti per proteggere la figlia non ha mai voluto raccontagli niente del proprio passato, nemmeno il fatto che lei faceva teatro.

Da un lato è comprensibile che una sopravvissuta come Sidney trovi molto difficile aprirsi con chiunque, Sidney infatti non si fida di nessuno e guarda con sospetto chiunque gli sia accanto, ma questa eccessiva riservatezza diventa ridicola quando nemmeno informazioni base come appunto il teatro o aspetti di vita quotidiana vengono rivelati. L’impressione che si ha è che Sidney si sia vista arrivare una figlia dall’oggi al domani adulta e che nel corso dei precedenti 18 anni di vita di questa non sia stata presente, lei sia riuscita a non farsi sfuggire nulla del suo passato e che nemmeno la figlia abbia mai voluto fare ricerche sulla madre.

Insomma ci vuole un po' di sforzo per passare sopra a questi problemi di trama e il rapporto tra le due passa dal molto distaccato all’affettuoso nell’arco di un film senza che però davvero sia successo qualcosa che abbia portato a quel cambiamento.

 

Il film non è un totale disastro secondo me, intrattiene e permette di arrivare alla fine senza annoiare troppo, certo è che siamo ben lontani dai fasti dei primi tre film.

Un altro elemento che ho trovato fastidioso è il ghostface, se nei primi film questo risultava abbastanza umano, era chiaro che c’era qualcuno di fallibile sotto la maschera, ad esempio durante gli inseguimenti prende tante di quelle botte che lo rallentano e che a tratti fanno quasi ridere, nei nuovi film questo sembra quasi invincibile.

Ci sono momenti in cui nulla sembra nuocergli, nulla lo rallenta e ogni volta sembra fresco come una rosa.

C’è una scena in particolare in cui il cattivo si accorge istantaneamente di rumori tra le intercapedini dove sono nascoste le protagoniste e subito capisce il punto esatto dove colpirle, una scena degna più di Jason che del killer umano dei film precedenti.

So bene che per ragioni di trama si deve andare in quella direzione ma questa versione di ghostface sembra più vicina a Jason di venerdì 13 che ha ghostface originale.

 

Il finale purtroppo è davvero deludente, è molto probabilmente la parte peggiore del film che quasi vi fa rimpiangere di aver visto tutto il film. In un film del genere il finale deve essere strutturato bene quanto tutto il resto del film se non di più, questo fa la differenza tra qualcosa che vale la pena di essere visto e poi raccontato agli amici, magari con una frase: il finale è davvero il top, devi guardare il film, a qualcosa che ti fa pensare: davvero ho sprecato le ultime due ore per questo?

Purtroppo questo film rientra nella seconda categoria, mentre il 6 personalmente non mi ha entusiasmato almeno aveva un finale un po' interessante, questo non ha neanche questa cosa a salvarlo.

 

Il film ovviamente è consigliato a tutti i fan della saga, è un capitolo essenziale per continuare a proseguire, l’unico dubbio che viene è se effettivamente dopo un finale così banale sia ancora giusto continuare a riesumare ghostface per pellicole cose prive di contenuto.

 

Rispetto a film come Black Phone e Black Phone 2 che hanno saputo in maniera intelligente reinventarsi, questo purtroppo non riesce a rievocare i fasti del passato, l’invito che posso darvi è quello di guardarvi i vecchi capitoli e guardare questo essendo ben consapevoli di non avere un sequel all’altezza dei precedenti.

 

Gli attori recitano molto con il pilota automatico, l’unico che mi sento di lodare è Mattweu Lillard che anche se per pochi minuti riesce a darci ancora quelle vibes del primo film.

La musica è in parte nelle scene ma non aggiunge altro rispetto al già visto.

Nel complesso il film risulta essere un sequel di una serie stanca e tirata fino al massimo.

 

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Vi auguro un buon venerdì e un buon fine settimana, io sono Matteo e questo è Nitrato d’Argento.


 

 

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