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Episodio 116 - Shelby Oaks

  • Immagine del redattore: Matteo Marchi
    Matteo Marchi
  • 13 mar
  • Tempo di lettura: 5 min

Bentornate amiche e amici, oggi voglio portarvi all’interno di un film horror uscito qualche mese fa, oggi parliamo di Shelby Oaks, bentornati su Nitrato d’Argento.

 

In questo periodo ricco di interessanti novità cinematografiche ho voluto prendere una piccola pausa e parlarvi di un film che non ero ancora riuscito a portarvi nel podcast.

Vi anticipo che nella recensione ci saranno alcuni spoiler, questa seclta è dovuta la fatto che per farvi capire meglio alcuni elementi è necessario che io ve li spoileri.

La vera cosa che mi spingeva a guardare questo film è che dal trailer sembrava promettere davvero una storia interessante con elementi alla mockumentary.

Per chi non conoscesse il termine, si intende è quel genere che imita lo stile realistico del documentario, magari con la telecamera di bassa qualità, uno stile alla Blair Witch Project per intenderci. Questo stile viene utilizzato per diversi generi ma il genere che più si presta è ovviamente l’horror, dove il coinvolgimento dello spettatore è maggiore.

 

La trama di Shelby Oaks è piuttosto comune nei film horror, un gruppo di amici che gestiscono un canale youtube nel 2008 chiamato Paranormal Paranoids scompaiono in circostanze misteriose mentre stanno girando un episodio ambientato a Shelby Oaks, una cittadina fantasma.

Per parecchio tempo nessuno sa cosa gli è successo fino a che ad un certo punto una chiamata porta al rivenimento di tre dei quattro membri del gruppo, all’appello infatti manca la leader del gruppo, Riley.

 

Dopo anni, un uomo si presenta davanti a casa della sorella di Riley mentre all’interno stanno facendo delle riprese di un documentario sugli omicidi e sulla scomparsa della ragazza. L’uomo si spara un colpo in testa e la sorella vedendo che tra le mani tiene una videocassetta decide di tenerla e guardarne il contenuto.

 

Da qui parte la trama, infatti il film in realtà parte molto interessante, i problemi veri comincia subito dopo questa intro. L’elemento del mockumentary infatti ferma qui.

La donna guarda la videocassetta e decide di fare dei sopralluoghi nella cittadina abbandonata.

 

La gestione del contenuto della videocassetta è subito spiattellato, non ci viene mostrato un po' alla volta cosa che invece secondo me avrebbe creato una tensione narrativa maggiore.

 

Creando uno stacco tra mondo reale e parti del documentario si sarebbe creato un interessante alternarsi, qui invece il film ci propone infinite scene di tensione con prevedibilissimi jumpscare.

La trama avanza a fatica in una struttura che dovrebbe essere una scoperta di elementi nuovi ogni volta ma che di fatto l’unica novità che si vede è questa strana figura che compare nei video.

Qualche elemento inquietante in effetti c’è, Riley sembra avere qualche potere sensitivo nei confronti dei luoghi che visita, in particolare Shelby Oaks.

Questa presenza che lei dice di percepire fin da piccola effettivamente in qualche scena in cui compare fa davvero paura.

Assomiglia esteticamente a il coniglio di Donnie Darko e al leggendario Uomo Falena dei miti.

 

Il problema di questo film non è tanto il mostro in questione, quanto proprio la gestione della trama, a tratti confusionaria e talmente su binari da non aver trovato una vera e propria risoluzione.

Intendiamoci, per riuscire a portare la protagonista verso il finale sono costretti ad usare l’escamotage di un cane nero con una vaga aura demoniaca che letteralmente la porta nella casa inquisita.

 

La protagonista entra nell’unica casa ancora abitata di Shelby Oaks e che guarda caso a nessun poliziotto in 13 anni è mai venuto in mente di controllare e li scopre la verità sulla sorella scomparsa.

Capite quanta poca fantasia è stata usata per trovare un finale a questo film?

Secondo me gli sceneggiatori ad un certo punto quando si sono accorti di non aver messo neanche un indizio durante tutto il film che potesse portare la protagonista e così con lei anche gli spettatori alla risoluzione del mistero hanno usato l’escamotage di un animale magico che l’ha portata alla risoluzione.

 

Sapete bene quanto io non ami fare recensioni negative però secondo me questo escamotage non è giustificato. Il film avrebbe potuto continuare con l’elemento del mockumentary invece di metterlo all’inizio per poi perderlo subito dopo.

Potevano come ho già detto alternare la realtà con il mondo della videocassetta del gruppo di Paranormal Paranoids, potevano far trovare indizi alla protagonista nella prima cassetta, arrivare nel luogo degli indizi e fargli trovare un’altra cassetta in modo da fargli capire cosa era successo, magari dal punto di vista di un altro dei membri del gruppo e così via fino alla risoluzione.

Potevano anche scegliere la via del film classico e usare la videocassetta come motore della ricerca della sorella, farla muovere nel mondo del film.

Invece la storia da pochissimi indizi, nulla viene accennato sul rapporto tra lei e la sorella, poco sul mondo che circonda la protagonista, l’unico elemento utile è il fatto che lei e suo marito volevano un figlio che però dopo la scomparsa della sorella di lei non sono riusciti ad avere.

 

La conclusione finale del film porta a pensare che forse l’intero film volesse essere in qualche modo una metafora del trauma di una donna di non poter avere dei figli. Potrei anche essere d’accordo con questa teoria, per certi versi potrebbe effettivamente andare a collocarsi in un’ottica corretta, soprattutto legata al finale del film, però ci sono talmente pochi indizi che è veramente difficile trovare un senso complessivo a quest’opera.

 

Questo film poteva essere un’occasione per riportare il mockumentary all’interesse generale, occasione però sfumata a causa di una costruzione della sceneggiatura confusionaria e non in grado di imbastire una storia convincente.

 

L’estremo distacco della narrazione dai personaggi fa si che lo spettatore non entri in empatia con i protagonisti e perciò quando essi subiscono terribili cose si fa molta più fatica a stare male per loro o a soffrire con loro.

 

Nel complesso il film, a parte la costruzione interessante delle parti in stile mockumentary si costruisce come un film insufficiente sotto molti aspetti, un’occasione mancata nonostante una costruzione del mostro interessante, sia dal punto di vista della lore che sembra esserci dietro, sia dal punto di vista estetico del mostro che non viene mai mostrato chiaramente e che questo aiuta ad alimentare quel clima di tensione e mistero perfette per un mostro del genere.

 

Vi ringrazio per avermi seguito fin qui, spero che la mia opinione sul film vi sia piaciuta, vi invito a scrivermi nei commenti se voi lo avete visto e cosa ne pensate, vi invito a scrivervi al podcast, siamo disponibili su Spreaker, Spotify, ci trovate anche su Youtube nel canale ufficiale, da poco tempo è disponibile anche l’account instagram, vi ricordo inoltre che sul mio blog trovate anche la trascrizione per non udenti di tutti gli episodi, trovate il link tra le info del podcast, grazie per avermi seguito fin qui, noi ci vediamo venerdì prossimo, buon venerdì e buon fine settimana, io sono Matteo e questo è Nitrato d’Argento.

 

 

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