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Episodio 113 - Hamnet

  • Immagine del redattore: Matteo Marchi
    Matteo Marchi
  • 20 feb
  • Tempo di lettura: 6 min

Bentornate amiche e amici, oggi voglio portavi all’interno di una storia che spesso è stata lasciata in disparte dagli sceneggiatori quando si voleva parlare di uno dei miti leggendari del teatro inglese, oggi parliamo di Hamnet, l’uomo dietro la storia di William Shackspeare.

 

Eccoci qui amiche e amici, oggi voglio analizzare con voi uno dei film che stanno certamente facendo più discutere, come il film di cui ho parlato il precedente venerdì anche questo è stato candidato a diversi Oscar e presto vedremo se effettivamente questo ne merita qualcuno.

Come avete avuto modo di vedere nell’episodio dedicato a Sinners ci sono alcuni punti che è bene analizzare, se ancora non l’avete ascoltata vi invito ad ascoltare l’episodio 112 dedicato a questo film.

 

Oggi invece voglio focalizzarmi sulla storia narrata da Hamnet, ma come sempre, prima ecco una breve sintesi.

 

Hamnet - Nel nome del figlio (Hamnet) è un film del 2025 co-sceneggiato e diretto da Chloé Zhao.

La pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo Nel nome del figlio. Hamnet di Maggie O'Farrell, co-autrice della sceneggiatura insieme alla regista.

Il film assume il punto di vista della moglie del Bardo, Anne Hathaway, qui chiamata Agnes, per raccontare uno degli episodi più tragici della loro vita, ovvero la morte del figlio Hamnet, a soli 11 anni. Quell'episodio da un lato trauma profondissimo per la coppia, diventa anche la fonte di ispirazione del capolavoro di Shakespeare, in inglese Hamlet.

 

Premetto che in questa recensione ci saranno alcuni spoiler della storia, purroppo per spiegare meglio la mia analisi è necessario rivelarvi delle parti della storia, inoltre questa storia è di dominio pubblico e chiunque di voi con una veloce ricerca su internet può scoprire cosa è successo, se però volete restare nel più buio possibile prima di andare a vedere il film vi invito a salvarvi la recensione e ad ascoltarla dopo aver visto il film.

 

Questo film devo dire che mi ha incuriosito fin dall’inizio, da studioso di Shackespeare con una tesi in letteratura inglese proprio sull’amleto, da Saxo Grammaticus a Shakespeare parlando di quei simpatici personaggi di Rosencranz e Guilderstern, cosa di cui ho parlato anche nell’episodio 16 L’uomo del nord in cui analizzavo The Northman capolavoro di Robert Eggers, questo film ha davvero smosso la mia curiosità. Si è parlato tanto di Shakespeare e spesso quello che si è detto su di lui sono leggende o falsi storici, l’elemento di cui si è sempre evitato di parlare però è proprio la vita familiare legata ai suoi figli.

In Shakespeare infatti sono tre gli Hamlet presenti, la prima è Katherine Hamlet che nel 1579 annega nel fiume Avon, nella zone dove lui abitava, è plausibile infatti che William avesse sentito di questa vicenda e non a caso decide di citarla nella morte di Ofelia proprio nell’Amleto.

Il secondo invece è Hamlet Sandler, suo grande amico, unico dei tre che sopravviverà a Shakespeare.

William infatti alla nascita dei suoi gemelli deciderà di dare il nome Hamlet e Judith hai suoi figli in onore del suo amico e di sua moglie.

Il terzo Amleth quindi è proprio suo figlio, Amleth, la storia si concentra proprio su di lui e su come la sua morte abbia gettato la sua famiglia nello sconforto e di come sia nata la tragedia di Amleto, una delle opere più famose e amate del bardo.

 

Per quanto io abbia apprezzato il tentativo di portare al grande pubblico una parte della storia davvero suggestiva che però fino ad ora conoscevano solo gli addetti ai lavori, l’esecuzione in sé purtroppo ha alcuni punti negativi.

 

Innanzitutto la prima parte del film è davvero troppo diluita e lenta e per tutta questa prima parte non si ha ben chiaro dove la storia stia andando a parare.

Persino io che conoscevo la storia di Shakespeare ho avuto qualche difficoltà a capire alcuni contesti in cui si muovesse la storia.

Anche la scelta secondo me incognita di usare il nome meno noto della moglie di Shakspeare Agnes, tra l’altro frutto di un errore da parte di suo padre nel testamento che invece di scrivere Anne scrive Agnes è un virtuosismo non solo inutile ma anche pericoloso al fine di rendere ancora più confuso un discorso che ripeto per i non addetti ai lavori distrare soltanto e crea confusione.

 

Questi due elementi da soli creano davvero confusione e fanno perdere tempo allo spettatore che magari ricorda che Shakspeare ha avuto una moglie di nome Anne Hathaway e che non capisce perché questa donna coetanea di Shakespeare si sposi con lui, mentre la moglie era di 8 anni più grande.

 

Mettendo da parte questi elementi che però ripeto sono da tenere in conto nella visione complessiva del film, passando invece alla seconda parte del film si nota davvero un bel lavoro.

 

La storia ingrana davvero bene, la terribile sorte che grava sui figli della coppia è implacabile e rischia di far crollare l’intera famiglia.

Agnes o Anne, si chiude attorno ai figli restanti e William fa ritorno a Londra alla sua compagnia mentre cerca di mantenere la sua fortuna e far vivere bene la sua famiglia.

Questo allontanamento forza pesa sull’amore tra i due, Agnes che soffre di una perdita che solo una madre può capire non riesce a perdonare il marito di non essere stato con lei nel momento della morte del figlio.

Shakespeare sembra vivere in un mondo tutto suo, lontano dagli affanni della vita mentre in realtà capiamo alla fine che come ogni artista trova il modo di sublimare il suo dolore attraverso l’espressione del proprio dolore con il teatro.

Quando una volta che Agnes si decide a vedere con i propri occhi il lavoro che il marito ha messo in scena rimane incantata dal modo in cui William è riuscito, a suo modo, a far rivivere il loro figlio. Lui le offre un modo per sublimare e affrontare quel dolore, la vicenda di Amleto risulta essere qui una lettera d’amore necessaria alla risoluzione apparentemente insanabile di un trauma come quello della perdita di un figlio.

Shakespeare si mette al posto del figlio nel ruolo del fantasma padre di Amleto, fa vivere al pubblico tutto il dolore per la morte di Amleto sul finale, tanto che la stessa Agnes mentre l’attore che interpreta suo figlio porge la mano al pubblico decide di toccarlo, muovendo l’intero pubblico a fare lo stesso, a prendere le armi contro l’oltraggiosa fortuna e con esso condividere il dolore in questo meraviglioso Tableux Vivan, in cui per un istante la sottile quarta parete che separa il pubblico dagli attori viene recisa e tutti possono sentirsi partecipi di un dolore senza fine.

 

Non ho paura di dire che la parte finale del film, gestita con perizia e passione smuove nel profondo qualcosa che tutti noi a modo nostro abbiamo vissuto, ed è il dolore della perdita, grande o piccola che sia. Il teatro al grande potere, lui più di tutti di avere la possibilità di mettere in piedi questo dolore, di sublimarlo e di far rivivere sul palcoscenico i cari che non ci sono più.

Non a caso in una scena Agnes e William si domandano se mai riusciranno a ritrovare Hamnet, alla fine è chiaro che il posto dove possano ritrovarlo è proprio il teatro, racchiuso in una storia fatta apposta per lui, dove potrà rivivere ogni volta che un attore sarà disposto ad interpretarlo, ogni volta che un regista sarà disposto a metterlo in scena.

 

Questo film mi ha commosso profondamente sia come attore sia come persona, a volte quello che possiamo fare per non dimenticare qualcuno è cercarlo là dove ogni storia si anima, tra le assi traballanti di un vecchio palcoscenico, tra le luci polverose dei fari, nella voce vibrante di un attore.

 

L’interpretazione degli attori è stata davvero eccellente, in particolare Jessy Buckley che interpreta Agnes è stata davvero brava a rendere un personaggio profondo, una tempesta sembra agitarsi sotto la pelle fresca e vera della protagonista, una magia animale esoterica. Anche Paul Mescal, attore a cui fino adesso non avevo prestato particolare attenzione devo dire che si dimostra molto bravo, in particolare nella seconda parte del film.

 

La scenografia e i costumi sono davvero realizzati bene, con un’attenzione al realismo al periodo storico che aiuta davvero ad entrare nella storia.

 

Nel complesso in film funziona bene, anche se purtroppo la prima parte si dimostra essere davvero bene in confronto alla seconda, sembra quasi che la prima parte sia stata diluita per far arrivare il film ad un certo minutaggio, un errore davvero imperdonabile in una storia davvero così ben diretta nella sua seconda parte.

Questo film se fosse stato diretto bene in tutte le sue parti avrebbe potuto tranquillamente vincere a mani bassi l’Oscar contro altri film in gara come miglior film, questa strana suddivisione invece lo mette nella scomoda posizione di rischiare di essere messo da parte da un pubblico che certamente mastica poco Shakespeare e la sua costruzione a volte troppo complessa scoraggia la visione a chi non sia un fan come me e altri.

 

Con questo non voglio dire che questo film non meriti la considerazione, anzi lo dico proprio perché mi dispiace che la prima parte risulti più debole, una seconda parte così potente e così intensa da farmi piangere, meritava una prima parte altrettanto all’altezza.

 

Vi ringrazio per avermi seguito fin qui, spero che la mia analisi a caldo vi sia piaciuta, fatemi sapere se avete già visto il film o lo guarderete. Vi ricordo che potete seguirci su Spreaker e Spotify, sul canale Youtube dove vengono caricati tutti gli episodi in formato video, vi ricordo inoltre che è possibile visionare tutti gli episodi sul mio blog in versione non udenti, trovate il link tra le info, vi auguro un buon venerdì e un buon fine settimana, io sono Matteo e questo è Nitrato d’Argento.


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