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Episodio 109 - I sette quadranti

  • Immagine del redattore: Matteo Marchi
    Matteo Marchi
  • 23 gen
  • Tempo di lettura: 5 min

Bentornate amiche e amici, nell’episodio di oggi parliamo di una serie Netflix uscita la scorsa settimana, una serie che ci immerge direttamente in un giallo scritto da Agatha Christie, oggi parliamo di I sette quadranti,

bentornati su Nitrato d’Argento.

 

Eccoci qui, oggi voglio parlarvi della nuova serie che Netflix ha prodotto basato su uno dei romanzi forse meno noti al grande pubblico, ma che ha in sé tutti gli elementi tipici dei romanzi di Agatha Christie.

Ma prima, come sempre, per tutti quelli che non conoscono ciò di cui andremo a parlare, mi piace dare qualche informazione in più.

 

I sette quadranti di Agatha Christie (Agatha Christie's Seven Dials) è una miniserie televisiva britannica ideata e scritta da Chris Chibnall e diretta da Chris Sweeney e pubblicata il 15 gennaio 2026 su Netflix. Basata sull'omonimo romanzo di Agatha Christie, ha come protagonisti Mia McKenna-Bruce, Martin Freeman e Helena Bonham Carter.

 

Quando una sontuosa festa in campagna finisce con un omicidio, una giovane aristocratica arguta decide di risolvere il mistero.

 

Questa nuova miniserie comporta alcuni problemi iniziali di incomprensione, forse è stato per una mia disattenzione ma dal trailer che avevo visto e dalle informazioni che avevo reperito pensavo si trattasse di un film e non di una serie ad episodi, ma ripeto forse questa è stata una mia disattenzione.

Ci tenevo però a puntualizzare questa cosa perché chi come me ha frainteso potrebbe trovarsi nella mia stessa situazione in cui si era programmato un pomeriggio di visione e ci si rende conto che con i suoi 50 minuti ad episodio occorre molto più tempo di quanto si creda per vederla tutta.

 

Tolto questa cosa che però mi sembrava importante ai fini della visione, voglio passare all’analisi vera e propria dell’opera.

Devo dire che per quello che ho potuto vedere la serie non mostra particolari innovazioni dal punto di vista della messa in scena e della realizzazione della sceneggiatura.

Come era stato per tante opere prima di lei, anche questa è l’ennesima messa in scena di un opera di Agatha Christie fatta nella maniera classica.

Questo non vuole essere un punto negativo, quanto più che altro una riflessione su come spesso vengono messe in scena le opere di grandi autori, come Agatha Christie e come spesso non si voglia rischiare più di tanto nella realizzazione.

Parliamoci chiaro, questa serie è una serie per certi versi comoda, cosa vuol dire? Vuol dire che piuttosto che rischiare con una visione magari più originale, si è voluti rimanere all’interno di certi canoni estetici e narrativi tipici del genere giallo.

La serie è esattamente quella che vi aspettereste di vedere in una trasposizione di un opera di Agatha Christie, grandi ville, gente altolocata, feste, strani misteri di classi sociali differente.

Badate bene, questi ovviamente sono temi ricorrenti nelle opere dell’autrice, quello che sto cercando di dire è che con attori come Elena Bohan Carter e con anche gli altri attori che dimostrano di essere molto bravi, si poteva rischiare di più e dare un tono all’intera opera più sullo stile degli ultimi film su Poirot di Kennet Branagh.

Capisco benissimo che riuscire a realizzare qualcosa che si ispiri al suo stile registico non è facile, ma se si vuole avvicinare il pubblico più giovane, o quello meno avvezzo al genere, bisogna per forza di cose cercare di svecchiare un po' i toni.

 

Chiariamo le cose, io sono un grande amante del genere giallo, ho letto quasi tutti i romanzi di Conan Doyle su Sherlock Holmes, diversi libri di Agatha Christie e ho avuto la fortuna di recitare come attore in una delle sue opere più famose, dieci piccoli indiani, per chi fosse curioso di saperlo interpretavo il Dottor Amstrong.

Quello che voglio dire è che quest’opera è perfetta se guardiamo il canone classico che di solito si da a queste opere, per tutti i fan che amano quello stile questa miniserie è perfetta per passare qualche ora in compagnia della mente geniale di Agatha Christie.

Per quelli che invece si aspettavano qualcosa di diverso invece molto probabilmente resteranno delusi e faticheranno ad andare avanti un una storia dalle scene lunghe, dalle atmosfere ricche di nobiltà inglese di fine ottocento. Se però riusciranno ad andare oltre a questa costruzione un po' demodé troveranno una storia convincente che permeerà l’atmosfera di una inquietudine strana, la sensazione che la risposta a tutte le domande dietro ai sette quadranti sia stata sempre davanti ai nostri occhi, ma chissà per quale strano scherzo del destino questa ci venga tenuta nascosta.

 

Parlando del punto di vista tecnico devo dire che è stato fatto davvero un buon lavoro, i costumi sono attenti e curati, le scenografie e i veicoli aiutano molto lo spettatore ad immergersi all’interno della storia e la fotografia offre, attraverso uno studio sui paesaggi, un costante rimando ai quadranti della storia.

Ci sono alcune scene, chi ha visto la serie sa di cosa parlo, in cui paesaggio e storia si fondono insieme per creare una nuova realtà che si esprime nei quadranti degli orologi, lo studio della luce crea un effetto di inquietudine costante nello spettatore.

La trovata di spostare il punto di vista all’interno delle sveglie è originale e aumenta il senso di fastidio e di claustrofobia.

 

Nel complesso l’opera fa un ottimo lavoro come classica serie tratta da un giallo, come ho già detto, gli appassionati apprezzeranno questa serie, tutti gli altri faticheranno un po' a seguirla, non è la serie che avrebbe potuto fare da spartiacque per convincere i non appassionati a dedicarsi a questo genere e forse non vuole esserlo.

 

Come sempre io vi ringrazio per avermi seguito fin qui, questa volta però voglio prendermi un minuto per dirvi due parole, voglio dedicare l’episodio di oggi ad una persona che non c’è più, ho avuto la fortuna di recitare con questa persona per molti anni, compreso lo spettacolo di cui vi accennavo prima, è stato un eccellente attore, un grande scrittore, ma più di tutto un meraviglioso, meraviglioso amico, ci sono persone che portano dentro di sé una grande luce e quando se ne vanno sembrano come se nel cielo delle stelle si spegnessero.

Essendo stato anche mio Dungeon Master per alcuni anni, voglio salutarlo con le parole di Gary Gygax, il creatore di Dungeon & Dragons, che credo descrivano bene cosa significava stare in compagnia di questa persona e ho avuto la fortuna di poter chiamare amico.

"Vorrei che il mondo mi ricordasse come una persona a cui piaceva davvero giocare e condividere le sue conoscenze e i suoi divertenti passatempi con tutti gli altri."

 

Grazie per avermi seguito fin qui, noi ci vediamo la prossima settimana, ci trovate anche su Spreaker, Spotify e Audible, la trascrizione per non udenti la trovate sul mio blog, link tra le info del podcast, buon venerdì e buon fine settimana, io sono Matteo e questo è Nitrato d’Argento.


 

 

 

 
 
 

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