top of page

Episodio 107 - Stranger Things Stagione 5 Parte 2 e 3 L'ultimo grande dungeon Con Spoiler

  • Immagine del redattore: Matteo Marchi
    Matteo Marchi
  • 9 gen
  • Tempo di lettura: 8 min

Bentornate amiche e amici, oggi voglio parlarvi della fine di un’era, un’era fatta di Dungeon and Dragons, di musica anni 80 e di una storia di amicizia, e voglio farlo senza dirvi bugie perché gli amici non mentono, bentornati su Nitrato d’Argento.

 

Eccoci qui amiche e amici, contrariamente a quanto vi avevo anticipato nello scorso episodio dedicato alla prima parte della quinta stagione di Stranger Things in cui avevo pensato di dividere la parte due e la parte 3 in due episodi distinti, ho pensato di raggrupparli in un unico episodio che racchiudesse una analisi più approfondita di quello che effettivamente è stato un lungo viaggio per tutti quelli che come me hanno seguito le avventure dei protagonisti fin dall’inizio.

Vi avviso da subito che l’episodio sarà ricco di spoiler, quindi per tutti quelli che non hanno ancora visto la seconda e terza parte della stagione vi invito a riprendere in mano questa puntata quando avranno concluso la visione della serie, per tutti gli altri ecco un breve riassunto di come si apre la seconda parte della serie.

 

Dopo essere finalmente riusciti a tornare ad Hawkings e avere scoperto che dietro agli studi dell’esercito per fermare Undi c’era Kali, la sorella con il tatuaggio numero 8 che aveva fatto la sua comparsa nella seconda stagione, scopriamo che anche Will dopo il suo asservimento a Vecna e alla mente a sciame è riuscito ad ottenere dei poteri, poteri che sembra in grado di utilizzare contro lo stesso Vecna, quello che ora bisogna fare però è capire quali siano davvero le vere intenzioni del nemico che alla fine della quarta stagione ha creato uno squarcio tra il sottosopra e Hawkings.

 

Prima di iniziare con l’analisi della storia, voglio spendere due parole sul lato tecnico, di solito lo faccio alla fine, ma questa volta voglio concentrarmi sul lato narrativo senza distrazioni e quindi relego la pare tecnica all’inizio della recensione.

 

Dal punto di vista degli effetti speciali c’è poco da dire, questa volta gli effetti sono al massimo storico per la qualità audio e video, il nuovo aspetto di Vecna è terrificante e subumano, rispetto alla stagione quattro dove era ancora possibile notare ancora alcune vestigia di umanità sul corpo deturpato di Henry, qui ormai è un fascio di rampicanti totalmente soggiogato dal sottosopra. Questa nuova veste estetica aiuta molto il distacco con Henry nella sua mente, dove lo vediamo ancora nella sua veste umana, questo ci fa capire che forse all’interno della sua mente lui ha ancora qualche briciolo di umanità.

La scelta delle musiche anche in questo caso è qualcosa di attento e studiato, forse non raggiunge le vette a cui ci aveva abituato la stagione quattro ma ci sono alcuni pezzi, come Purle Rain di Prince, The Trooper degli Iron Maiden e Heros di David Bowie nei titoli di coda che rendono l’intera atmosfera davvero degna di essere vissuta.

Il montaggio funziona molto bene e gli effetti sonori, i costumi e tutti gli oggetti di scena come sempre sono curati e credibili.

 

Ora però bisogna parlare del lato narrativo di questa ultima parte.

Questa ultima stagione ha avuto risultati altalenanti, nella secondo parte però finalmente la serie sembra riprendere la retta via e in maniera meno confusionaria inizia traghettarci verso un finale che tutti noi attendevamo ormai con trepidazione da molti anni.

Il destino di Max che fino a questo momento è sembrato molto insicuro e dalla difficile comprensione finalmente si mostra e tutti noi possiamo tirare un sospiro di sollievo.

Nei primi tre episodi della parte 2 ci vengono finalmente svelate alcune parti della trama rimaste fino a quel momento celate, la presenza di Kali infatti ci mostra come il governo non abbia rinunciato al progetto di creare esseri umani potenziati e come questo metta in pericolo la stessa esistenza di Undi, tra tutti infatti lei sembra essere l’unica ad aver acquisito appieno i poteri di Henry, poteri che per il momento non ci vengono spiegati.

Anche nel secondo episodio in cui vediamo Jhonatan e Nancy mettere un punto al loro rapporto con un incredibile omaggio a Titanic di James Cameron, la scena sul tavolo in cui tutto intorno si scioglie ricorda incredibilmente la scena iconica della morte di Jack e in cui tutti noi ad un certo punto abbiamo davvero creduto nella morte dei due innamorati, qui però la morte c’è, ma non è una morte fisica, quanto più una metafora della morte del rapporto tra i due che non si recupererà più dopo questa scena, cosa confermata anche dai Fratelli Duffer.

Nel terzo e ultimo episodio veniamo finalmente a conoscenza del vero piano di Vecna e della vera natura del sottosopra, esso infatti non è un’altro mondo come fino ad allora si era creduto, quanto più un mondo di mezzo, cosa che ha un certo senso se ci pensate, infatti nel sottosopra tutto è bloccato a quanto Undi ha creato la prima frattura tra i mondo ovvero il 1983, questo mondo di mezzo funge da ponte per un altro mondo, un mondo di un’altra dimensione governato dal Mind Flayer, un mondo che evidentemente privo di risorse necessità del nostro mondo per trovare nuova speranza, con il risultato però del totale annientamento della vita sulla terra.

 

Tutta questa narrazione ci porta ad un inevitabile finale in cui tutti i nostri amici devono correre verso il sottosopra per evitare la catastrofe e lo fanno con lo spirito di chi ormai si gioca il tutto per tutto.

Molti sono i dubbi sul futuro dei personaggi e mentre tutti si chiedono chi ce la farà a sopravvivere noi non possiamo fare altro che tifare per quelli che ormai sono diventati i nostri amici.

Con la paura che, come è stato per le altre stagioni, perderemo anche questa volta qualcuno di a noi caro, la risposta più semplice è che in ogni caso, che essi sopravvivano o meno li avremo persi lo stesso.

 

La rivelazione del passato di Henry e di come questo abbia ottenuto i suoi poteri getta una nuova luce sull’intero mondo della serie.

La figura di Henry si mostra molto simile a quella di Will, entrambi soggiogati da un’entità che li ha resi quello che sono ma che ha richiesto un prezzo troppo alto, quello della paura e della libertà.

In una somiglianza con il rapporto tra Harry Potter e Lord Voldemort, anche qui la vera differenza tra Will e Henry sta prioprio nell’universo degli affetti che gli sta intorno. Will come Harry ha degli amici che lo supportano nei momenti di difficoltà e sconforto, mentre sia Voldermort che Henry sono stati cresciuti in un mondo senza amore e questi li a portati a odiare l’umanità e tutto ciò che ne consegue.

Henry ad un certo momento è sul punto di risollevarsi contro il Mind Flayer ma alla fine cede al suo controllo proprio per l’odio che ha dovuto incassare da bambino e alla fine perde la propria vita.

 

L’unica parte che secondo me ha qualche problema narrativo è proprio la storia di Henry legata ai suoi poteri, chi ha visto lo spettacolo teatrale First Shadow ha purtroppo avuto delle rivelazioni anticipate su quella che era effettivamente la storia di Hernry, avendo letto la trama dello spettacolo e avendo guardato il dietro le quinte disponibile su Netflix, alcune sorprese che sarebbe stato bello gustarsi in blind qui invece vengono mostrate molto chiaramente, mi domando quindi se non sarebbe stato meglio far uscire lo spettacolo dopo la fine della serie e non tra una stagione e l’altra.

 

Questo è l’ultimo episodio e non avremo altra occasione per vedere i nostri amici, questo ultimo episodio sembra che si concluda troppo in fretta, almeno la parte di azione ma i fratelli Duffer fanno in realtà una cosa che davvero gli fa onore, ovvero prendersi tutti il tempo per darci la possibilità di dire addio ai nostri amici, l’ultima mezz’ora infatti fa proprio questo, per concludere una saga così amata, andata avanti per nove anni, è necessario sciogliere ogni nodo e mostrarci i personaggi avanti nel tempo, ognuno di loro è cresciuto e in questa crescita ha trovato una nuova ragione di essere.

 

In una narrazione che omaggia ora più che mai i romanzi di Stephen King ritroviamo alla fine i protagonisti nella saletta dove nel primo episodio li vediamo giocare a D&D, la morte di Undi, che sembra essersi sacrificata, visto che il governo non avrebbe mai rinunciato a fare esperimenti su di lei, che ha gettato nello sconforto Mike più di tutti, fa si che, che dopo una chiacchierata con Hopper, lui decida di vedere con occhi diversi il futuro della donna che ha sempre amato, una visione che come ho potuto constatare non è piaciuta a tutti, ma è fondamentale dal punto di vista narrativo e anche dal punto di vista umano.

 

Come nel migliore dei racconti fantasy tutto è possibile, e quindi forse Undi non è morta, forse è scampata all’ultimo alla sua terribile sorte, aiutata da Kali, che con i suoi poteri di illusione l’ha aiutata a scappare. Qui quello che conta davvero non è si si sia salvata o meno, ma come Mike e gli altri decidano di affrontare la cosa, piuttosto che deprimersi e scegliere la via della rabbia, come dice Hopper, bisogna cercare di andare avanti come meglio si riesce.

Mike e compagni fanno proprio questo, usano la loro fantasia adolescenziale per relegare Undi in una memoria fatta di posti meravigliosi, luoghi idilliaci con tre cascate, un luogo dove ha potuto finalmente trovare la pace, dove loro potranno attraverso gli occhi della fantasia farle sempre visita, non potranno mai approcciarla fisicamente ma la terranno sempre nel cuore come tutte quelle avventure che hanno vissuto durante la loro adolcescenza.

Non è un caso se la serie si concluda proprio dove è iniziata, è la chiusura di un cerchio, quando si è bambini tutto sembra possibile, tutto sembra a portata di mano e le amicizie sembrano ferree e indissolubili, con quell’ultima partita, Mike e compagnia concludono quello che forse è stato il loro più grande dungeon, Undi la maga non c’è più e quella magia che lei aveva portato nella loro vita di bambini proprio come l’adolescenza è giunta al termine, l’età adulta è alle porte e ognuno, come alla fine di ogni buona avventura, prende strade diverse.

Il ranger e la zoomer, Lucas e Max, continueranno la loro vita insieme, coltivando il loro amore e forse un giorno si sposeranno, il bardo, Dustin, continuerà nella sua ricerca di sapere e andrà a studiare in un’università lontano, il chierico, Will il saggio, ormai libero dalla propria prigione mentale, sarà quello a detta di Mike che andrà più lontano, ormai uomo indipendente e forte, mentre lui, il Dungeon Master, resterà ancorato ai suoi ricordi e li sfrutterà per diventare uno scrittore, narrerà la storia di Undi e dei suoi amici, un modo, tipico di alcune persone, me compreso, per affrontare le difficoltà della vita.

 

Il saluto che i fratelli Duffer ci offrono è sofferto ma carico di significato, nulla è lasciato al caso è tutta la storia che si dipana a noi è un piccolo pezzo di vera narrativa, qualcosa di forte, di sentito fino alla fine, per regalarci ancora una volta un’opera che resterà per sempre nei nostri cuori.

 

Vi ringrazio per avermi seguito fin qui, spero che la mia analisi su questa bellissima serie, che per molti anni ci ha regalato tante emozioni vi sia piaciuta, vi ricordo che se ancora non seguite il podcast è disponobile su Spreaker, Spotify e Audible, sono inoltre disponibili le trascrizioni per non udenti sul mio blog, trovate il link tra le info del podcast, noi ci vediamo la prossima settimana, buon venerdì e buon fine settimana, io sono Matteo e questo è Nitrato d’Argento.


 

 

 
 
 

Commenti


IL BLOG DELLA GRU

©2022 by Matteo Marchi. Creato con Wix.com

bottom of page