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Episodio 146 - Silent Friend, L'amica silenziosa

Immagine del redattore: Matteo Marchi
Matteo Marchi
9 ott
Tempo di lettura: 9 min

Bentornati, amiche e amici, in questo nuovo episodio.

Oggi finalmente vi parlerò del film di cui vi avevo accennato negli ultimi due episodi del podcast. È un film presentato alla Biennale del Cinema nel 2025 e si chiama Silent Friend.

Ma prima di entrare nel vivo, bentornati su Nitrato d'Argento.

Eccoci qui, amiche e amici.

Oggi vi voglio parlare di questo film che ho visto in maniera quasi casuale un sabato sera alla Cineteca di Bologna.

Come sempre però, prima di entrare nel vivo, ecco alcune importanti informazioni che ritengo sia necessario conoscere.

Questo film è andato in concorso all'82ª Mostra del Cinema di Venezia. Il film è diretto da Helke Sander, vi prego perdonatemi per la pronuncia, ed è una produzione di Pandora Films, insieme a InfoMGM Films, Galante Films e Radiance Films.

Il film è in lingua tedesca, inglese e cinese.

Nel cuore di un giardino botanico di una città universitaria medievale in Germania, si erge un maestoso Ginkgo biloba. Questo testimone silenzioso ha osservato per oltre un secolo i tranquilli ritmi di trasformazione attraverso tre vite umane.

Nel 2020, un neuroscienziato di Hong Kong, esplorando le menti dei detenuti, inizia un esperimento inaspettato con il vecchio albero.

Nel 1972, una giovane studentessa subisce un profondo cambiamento grazie al semplice atto di osservare e connettersi con un geranio.

Nel 1908, la prima donna ammessa all'università scopre, attraverso la lente della fotografia, i sacri schemi dell'universo nascosti nella più umile delle piante.

Seguiamo i loro goffi e impacciati tentativi di stabilire dei legami, ognuno profondamente radicato nel proprio presente, mentre vengono trasformati dal potere silenzioso, persistente e misterioso della natura.

L'antico Ginkgo biloba si avvicina al senso dell'essere umani, al nostro desiderio di sentirci a casa.

Come avete avuto modo di capire nella breve lettura e introduzione che ho fatto di questo film, è un film molto particolare.

È un film che secondo me tutti dovrebbero vedere, ma che non tutti avranno la pazienza di vedere. Ma di vedere nel vero senso, quello che intendono un po' i Na'vi in Avatar quando ti dicono “io ti vedo”, che non è semplicemente un vederti esteticamente, ma è un percepirti a un livello più inconscio, più profondo.

Questo film tenta di fare la stessa cosa, ed è uno dei primi punti interessanti.

Un altro punto interessante, invece, è la fotografia. Questa fotografia è veramente studiata, è attentissima nell'esecuzione, tanto che alterna i momenti delle tre epoche storiche, intanto con tre tipologie di ripresa, di filtro e di montaggio espressivo differente.

Nel 1908, ad esempio, abbiamo un bianco e nero con un certo tipo di taglio e un certo tipo di inquadratura.

Nel 1972 abbiamo una grana molto grossolana del tipo di pellicola, con anche lì un'altra tipologia di inquadratura.

E nel 2020 abbiamo la tecnologia più moderna e la realizzazione grafica più moderna, che stacca.

Questa è la prima cosa che potrete notare, ma non è l'unica.

Anche perché il vero e proprio protagonista di tutto il film, come avrete capito, è l'amica silenziosa di questi tre protagonisti.

Questa amica è il Ginkgo biloba. E dico amica perché nell'originale non è “amico silenzioso”, non è Silent Friend, che è generico, ma nella versione tedesca si usa proprio la terminologia che indica il femminile.

Ovvero, se mi permetteranno gli studiosi francofoni, che è Stille Freundin, che è “l'amica silenziosa”, quindi è proprio una versione tedesca.

E infatti qui devo fare giusto un unico appunto: il fatto che sarebbe stato più corretto, secondo me, tenere il titolo originale tedesco o tradurlo in italiano, perché Silent Friend è troppo generico, mentre qui è proprio importante anche il fatto che sia un'amica silenziosa e non un amico generico.

Ovviamente questo è solamente un mio appunto personale alla traduzione, però, se poi andate a cercare su Wikipedia, chiarite subito il problema. Quindi non è una cosa assolutamente che inficia la visione di questo film.

Invece l'altro elemento interessante, tornando alla fotografia, è che questa tipologia di inquadrature e di fotografia unisce un altro elemento importante, che ad esempio è anche la sua esigenza di vedere questo film al cinema.

E perché è importante?

Proprio perché è nella necessità dell'amplificazione dell'impianto audio di una sala, per riuscire a entrare e a mettersi in ascolto del suono della vita degli alberi e delle piante, che qui viene restituito in ASMR.

Quindi percepiamo il crepitio del seme che germoglia, delle radici che crescono e che assorbono i rumori e le informazioni degli umani.

Abbiamo, ad esempio, un'inquadratura fatta sicuramente con dei microscopi scientifici, in cui si vede il seme piccolino che a un certo punto sboccia e sentiamo un rumore del germoglio che cresce.

Poi invece, quando magari dei personaggi si avvicinano all'albero e parlano, fanno suoni, abbiamo il punto di vista delle radici sottoterra e queste ci vengono attutite.

Quindi capite bene che è importante vederlo quando si ha un'acustica adeguata e bisogna entrare nel mood, nel mondo magico del cinema, per vedere questo film.

Ciò non toglie comunque che io vi inviti a guardarlo lo stesso, se avete un buon impianto audio, ma anche se avete una televisione normale.

Ovviamente sarà depotenziata — e io devo dirvelo perché sono un recensore — sarà depotenziata l'esperienza della visione, ma comunque ci sarà.

Quindi, delle due, se non avete un grande impianto audio televisivo, mettetevi un paio di cuffie, se avete un paio di buone cuffie, e ve lo ascoltate con le cuffie.

Così percepirete molto di più. Delle cuffie stereo, possibilmente: percepirete molto di più queste cose.

Come vi dicevo, infatti, questo film ha una grande attenzione per la fotografia.

E infatti, per darvi qualche informazione in più, la versione, la parte appunto di inizio '900, quella con Greta, appunto la studiosa universitaria, la abbiamo in un bianco e nero in 35 millimetri, in cui appunto ci sono questi... si ricollega molto al mondo fotografico floreale, in qualche modo.

Infatti, a un certo punto lei, per studiare e mantenersi agli studi, dovrà andare a fare l'assistente di un fotografo che inizialmente non vorrà prenderla perché è una donna.

E anche qui c'è un po' di interessante studio sulla fotografia, e scopriamo che lei a un certo punto diventerà questa fotografa floreale che accosterà lo studio botanico delle parti del corpo delle piante alle parti del corpo dell'essere umano.

Quindi c'è proprio uno studio.

Poi abbiamo, ad esempio, un 16 millimetri molto caldo, cromaticamente caldo, che appunto mescola quelle cose giovanili, quei motti giovanili, nelle parti appunto degli studiosi Gundula e Hans, che, in contrapposizione appunto con questo geranio che la ragazza sta studiando e che le lascia, diciamo... che chiede aiuto al ragazzo, appunto, per Hans, per mantenerlo vivo.

E lui, a un certo punto, sviluppa un'empatia con questo geranio e capisce che le piante hanno un linguaggio e, tramite impulsi, ad esempio c'è una scena molto bella in cui lui fa questo marchingegno che capisce che la pianta, quando lo vede, ha una reazione.

Perché lui, a un certo punto, entra, gli fa tipo uno spavento, e vede che c'è una reazione. Ha questa specie di sismografo, però per gli impulsi delle piante — adesso ha sicuramente un altro nome, mi perdoneranno gli esperti — però comunque per misurare le emozioni delle piante.

Lui collega questo sismografo all'apertura automatica del cancello del giardino e, siccome il geranio è sulla finestra e lo vede arrivare, quando lo vede arrivare il geranio ha un movimento, quindi dà un impulso che poi preme il pulsante per aprire il cancellino.

Quindi è molto bello come questo ragazzo, che vive da solo, perché a un certo punto la ragazza, lei, Gundula, andrà via per un periodo, lui rimane da solo, ma non è da solo perché intorno a sé ha tutte le piante, in particolare questo geranio con cui ha questo dialogo strano, in cui c'è una reazione: gli apre il cancello.

È molto simpatica questa cosa.

Credo sia... siamo al limite della fantascienza, ovviamente, in questo senso, però è bello perché c'è un collegamento, in qualche modo, c'è un dialogo tra queste piante.

Secondo me è molto bello.

E in ultimo, invece, abbiamo appunto il 2020, in cui la fotografia è appunto molto più moderna, molto più tecnologica, totalmente aperta, diciamo, nella sua esposizione, e vede appunto le storie di Tony, Alice e appunto anche di Anton, che è il guardiano del campus, che è un po' un testimone silenzioso riguardo le piante, riguardo anche al fatto che, come le piante, anche lui osserva ma non dice nulla.

Ed è interessante come queste storie a un certo punto collidano.

C'è una scena in cui i tre protagonisti si ritrovano tutti appoggiati allo stesso albero, ovviamente nei loro tempi, ma la cosa interessante è che il nesso tra di loro è l'albero.

L'albero, avendo una vita molto lunga, se non sbaglio sia del 1836-1806, comunque molto vecchio, per lui il tempo scorre differentemente rispetto a noi umani e quindi quello che per noi può sembrare tanto, per lui è un fluido temporale distaccato e quindi percepisce le emozioni degli altri in una maniera quasi univoca.

Quindi, a un certo punto, i tre soggetti si trovano connessi tra di loro perché sono connessi attraverso l'albero, che non è una visione di singolarità unica, ma una visione più complessiva.

So che è una definizione molto difficile da capire, ma questo film non è un film facile, non è un film di facile comprensione.

Però è un film che, se approfondisci, se vai oltre, ti restituisce tanto, ma ti restituisce tanto in termini proprio umani e temporali.

Proprio perché sono entrato a vedere questo film magari un po' stressato dalla quotidianità, dalla vita che viviamo noi oggi, e ne sono uscito rilassato, perché mi ha costretto a impostare le mie vibrazioni umane in sintonia con quelle delle piante, che hanno un'altra percezione della realtà.

Questo è un film, secondo me, è un balsamo per l'anima questo film, per tanti motivi.

Questo film, se si ha la pazienza di vederlo, come vi dicevo all'inizio della recensione, permette una visione più ampia e potenzia la vostra empatia.

Perché è vero che ai neofiti o a quelli disinteressati potrà sembrare il classico pippone cinematografico, che potrebbe non intrattenere, diciamo, chi è abituato a un certo tipo di cinema, ma c'è molta sperimentazione in quest'opera e io apprezzo sempre la sperimentazione in ambito cinematografico.

Gli attori che hanno scomodato sono dei signori attori.

Se andate a cercarli, come ho fatto io, perché mi ricordavo di loro ma non riuscivo a inquadrarli, abbiamo degli attori veramente meravigliosi.

Abbiamo appunto in primis Tony Leung, che è un famosissimo attore cantonese, che ha fatto opere come Hero o come Lussuria, o anche La battaglia dei tre regni, o ancora, per gli appassionati della Marvel, ha fatto Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli.

Lui ovviamente era Wenwu, il Mandarino, quindi comunque è un signor attore anche lui.

In seconda abbiamo Luna Wedler, che fa Greta, che anche lei è un'ottima attrice svizzera. Se andate a cercarla, ha fatto dei bei film.

Abbiamo poi Anton, il guardiano, che è Sylvester Groth. Lui è un attore che ha fatto tantissima roba.

Ha fatto, da Bastardi senza gloria, in cui faceva Joseph Goebbels, per intenderci, e ha interpretato Hitler nel film Mein Führer - La veramente vera verità su Adolf Hitler.

Ha fatto anche Uncle, ha fatto Stalingrad, ha fatto tantissimi film in questo senso, a ridere a voce alta, con cui ha lavorato con Ralph Fiennes e Bruno Ganz.

Insomma, abbiamo un film strutturato in maniera coerente, in maniera molto professionale.

È davvero un prodotto, se così si può definire, perché secondo me è riduttivo, che davvero ci permette di entrare in un mondo, quello delle piante, quasi dal punto di vista delle piante.

E tutto ciò con una poesia, una fotografia che davvero ci dà gli strumenti per ampliare la nostra mente.

Nel complesso, questo film è un piccolo capolavoro.

Ha delle tempistiche lente, ma questo è perché, essendo dal punto di vista della pianta, non potrebbe essere altrimenti.

Fa riflettere e ci regala una visione del mondo a cui forse non avevamo mai pensato.

E questa forse è la sua più grande forza.

Vi invito a vedere questo film per aprire la vostra mente e imparare un'empatia nuova, quella mediata, in qualche modo, dal mondo naturale.

Vi ringrazio per avermi seguito fin qui.

Spero che questo episodio su un film molto particolare vi sia piaciuto. Fatemi sapere tra i commenti su YouTube se l'avete visto, se l'avete visto e volevate vederlo, se vi è piaciuto, non vi è piaciuto e se, ora che avete sentito questa recensione, lo andrete a cercare.

Come avrete capito, a me è piaciuto molto e spero che possiate trarne beneficio anche voi, come ho fatto io e come hanno fatto tutte le persone che con me hanno visto il film.

Io vi ringrazio per avermi seguito fin qui, noi ci vediamo il prossimo venerdì, dove questa volta non so di cosa parlerò, ma lo scopriremo insieme.

Vi ricordo inoltre che potete seguire tutti i canali su Spreaker, Spotify, sul canale ufficiale di YouTube e anche sul canale ufficiale di Instagram, che è Nitrato d'Argento Podcast, dove ogni tanto pubblico delle novità e contenuti esclusivi.

Vi ricordo inoltre che è disponibile la trascrizione per non udenti, disponibile sul mio blog.

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Grazie per l'attenzione, noi ci vediamo venerdì prossimo.

Buon venerdì e buon fine settimana.

Io sono Matteo e questo è Nitrato d'Argento.


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