Episodio 145 - Serpenti

Bentornate amiche e amici, nell’episodio di oggi posso dire con entusiasmo che mi approccio alla recensione di un film che ero molto curioso di vedere, oggi parliamo di Serpenti, bentornati su Nitrato d’Argento.
Eccoci qui care amiche e amici, come già vi avevo annunciato nello scorso episodio ero davvero curioso di vedere quest’opera uscita al festival di Venezia, come sempre però prima di iniziare, ecco una breve sintesi.
Serpenti è un film drammatico del 2026 diretto da Roberto De Paolis.
Il film è stato presentato in anteprima il 6 settembre 2026 alla 83ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia nella sezione Venezia Spotlight.
Paolo Marra (Leonardo Lidi) ha ucciso sua moglie, senza un perché e divorato dal senso di colpa, decide di costituirsi. Vuole pagare per ciò che ha fatto, scontare la sua pena e restituire dignità alla donna che ha ucciso e, forse, anche a se stesso. Ma quello che dovrebbe essere un gesto semplice e definitivo si trasforma in un calvario terribile e surreale. Tra poliziotti distratti, avvocati zelanti, cartomanti e intricati cavilli burocratici, nessuno sembra disposto a prendere sul serio le sue intenzioni. Paolo si ritrova così intrappolato in un paradosso kafkiano. Lui ha confessato un omicidio, vuole essere arrestato, ma non riesce in alcun modo a farsi prendere. Mentre cerca disperatamente di espiare la propria colpa, Paolo diventa il perfetto capro espiatorio di una società grottesca e paradossale, capace di ignorare persino chi chiede di essere punito e vuole disperatamente redimersi.
Come avrete capito dalla trama, questo film raccoglie in sé diversi elementi interessanti e dalle diverse fasi di lettura.
Quello che infatti comincia come un dialogo interiore estremamente drammatico è costretto a fare i conti con una realtà molto diversa da quella che si aspettava.
Una realtà che è popolata da strani personaggi e che ha me ha fatto pensare tanto al teatro tragicomico.
Forse anche a causa del mio passato da attore teatrale sia di commedie che di drammi, io questo film me lo sono figurato come un’opera che facilmente si potrebbe adattare ad uno spettacolo.
La quasi totale parte della storia si svolge all’interno del commissariato dove il protagonista si costituisce.
I personaggi con la loro rappresentazione portata all’eccesso mi ha ricordato molto un certo tipo di recitazione e i tempi di narrazione si allineano bene con un certo tipo di rappresentazione.
I messaggi che si nascondono, spesso nemmeno troppo velati ci portano a riflettere sulla società in cui si svolge la storia, questa bolla narrativa non ci mostra la realtà esattamente come è ma ci fornisce una metafora molto funzionale che ci porta a riflettere su come davvero le nostre azioni e quelle degli altri vengano percepite all’interno dello spazio.
Questo film può tranquillamente essere definito tragicomico, e nonostante la parte comica sia spesso molto marcata in realtà se ci si ferma un attimo ad analizzare con più attenzione la storia ci si rende conto che la rappresentazione di certi personaggi e di certi messaggi che veicolano è più oscura che mai.
I personaggi che popolano il mondo della narrazione sono raccontati in maniera interessante da ottimi attori.
Abbiamo l’annoiato poliziotto interpretato da Alessandro Borghi che qui ci restituisce un’interpretazione davvero brillante e ci dimostra di essere un attore a tutto tondo.
Come viene accennato ad un certo punto da un altro personaggio forse il personaggio di Borghi non è scazzato per via del suo mal di testa, ma perché in fondo alla polizia i criminali piace acciuffarli e non trovarseli davanti rei confessi.
Un criminale che scappa e che magari da il via a un bel inseguimento che può fruttare fama e fortuna ai poliziotti intenti all’inseguimento è cosa certamente più gradita.
La narrazione ci sbatte in faccia inoltre la burocrazia della legge che spesso è molto lontana dall’azione dinamica a cui ci hanno abituato i film d’azione americani.
Come dice il personaggio di Borghi, è il protagonista a dire di aver ucciso la moglie ma fino a che i fatti non vengono appurati rimane solamente una dichiarazione di qualcuno che chiaramente potrebbe essere un mitomane.
E riflettiamo bene sul fatto che il corpo della moglie non viene mai fatto vedere fino alla fine, e non sarò io a dirvi se a un certo punto questo si vedrà o meno, ma per tutto il film fino alla fine si resta con il dubbio se questo omicidio sia avvenuto o meno.
Altro personaggio interessante interpretato da Pietro Castellitto è l’avvocato che arriva a tutelare gli interessi del protagonista.
Questo personaggio è probabilmente uno dei più oscuri e terribili che io abbia mai visto in un film, cerca infatti, per tutelare il suo interessato, di girare la frittata e far apparire in un abile dialogo, che la colpa dell’omicidio sia della stessa moglie, che magari era depressa e che magari lei stessa si è avvelenata nella vasca da bagno. La vittima invece è Paolo Marra stesso che preso da un momento di senso di colpa estremo ha deciso di dichiararsi colpevole, forse allettato dalla fama che un omicidio come quello, di cui se ne sentono tanti e che fanno scalpore, gli avrebbe dato notorietà, in una frase che secondo me racchiude perfettamente il messaggio che la storia vuole mandare che l’omicidio della moglie è trandy in questo momento mentre il suicidio di questa vittimizza il marito.
Capite bene che un discorso come questo è parte di un delirio che solamente un certo tipo di storia e un certo tipo di personaggi riesce a veicolare e che in realtà mostra un certo di messaggio davvero profondo.
Non voglio addentrarmi troppo oltre perché voglio lasciare a voi il gusto di vedere il film e di trarre da soli le vostre conferme.
Quello che posso dire però è che questo è davvero un film autoriale che veicola in maniera intelligente, ben scritta e ben diretta una storia che vale la pena di essere vista.
Mentre il film di cui abbiamo parlato la scorsa settimana era un film che si faceva il viaggio di essere un film alto, un film da intenditori e invece non lo era, questo è probabilmente tutto quello che quel film non è, e riesce inoltre a regalarci qualche risata e la voglia di conoscere meglio il regista che è Roberto De Paolis.
Parlando invece della fotografia e della narrazione devo dire che le scelte di inquadratura sono davvero interessanti, con zoom lunghi e intriganti che per certi versi ricordano dei piani sequenza.
Effetti di movimento a scia che era davvero tanto che non vedevo e che vengono usati qui in maniera intelligente e che fanno capire che per il protagonista tutta questa vicenda si muove quasi immersa in un fluido, in un turbine di emozioni in cui il protagonista ormai è dentro e in cui non può uscire.
Voglio spendere un paio di parole anche per l’attore protagonista, Leonardo Lidi, che qui ci regala un personaggio sfaccettato, parte come personaggio tragico e per un certo tempo sembra quasi vittima degli eventi, pare quasi impossibile che abbia fatto quello che ha fatto, ma ad un certo punto, verso la fine la sua recitazione cambia e ci offre uno spiraglio davvero inquietante nella maschera del pover’uomo vittima degli eventi e che ci fa dubitare di tutto quello che avevamo creduto fino a quel momento.
In conclusione posso dire, senza rivelarvi troppo, che questo film ci regala una narrazione interessante, creativa e ricca di contenuto, è un’opera che tutti dovremmo vedere e che ci dimostra che è ancora possibile fare del cinema d’autore eccellente in Italia senza essere omologati.
Grazie per avermi seguito fin qui, spero che questa recensione vi sia piaciuta, fatemi sapere nei commenti se questo film lo avete visto e cosa ne pensate.
Vi ricordo inoltre che il podcast è disponibile su Spreaker, Spotify, su Youtube, potete seguirci sul canale ufficiale di istragram che è nitratodargento.podcast, vi ricordo inoltre che è disponibile la trascrizione per non udenti sul mio blog, trovate i link di tutti i social tra le info.
Vi ringrazio per l’attenzione, noi ci vediamo il prossimo venerdì, buon venerdì e buon fine settimana, io sono Matteo e questo è Nitrato d’Argento.



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