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Episodio 131 Due Spicci - La vita raccontata da Zerocalcare

  • Immagine del redattore: Matteo Marchi
    Matteo Marchi
  • 26 giu
  • Tempo di lettura: 4 min

Bentornate amiche e amici, oggi finalmente vi voglio parlare di Due spicci, la nuova serie di Zerocalcare, bentornati su Nitrato d’Argento.

 

Come detto all’inizio oggi parliamo di Due Spicci, la nuova serie di Zerocalcare che come le due precedenti ha saputo focalizzare su di sé molta attenzione, sia dei fan che certamente attendevano questo nuovo capitolo sia della stampa che ha voluto puntare un riflettore su questo nuovo capitolo della saga di Zero e dell’Armadillo.

Ma prima di entrare nel vivo, come sempre ecco alcune informazioni base:

 

Due spicci è una miniserie animata italiana del 2026 creata, scritta e diretta da Zerocalcare per la piattaforma di streaming Netflix.

 

È la terza miniserie animata diretta dal fumettista e distribuita dalla piattaforma dopo Strappare lungo i bordi (2021) e Questo mondo non mi renderà cattivo (2023).

 

Zero e il suo amico Cinghiale sono soci nella gestione di un locale nel loro quartiere. Ma tra problemi finanziari, incomprensioni e problemi personali, a cui si aggiungerà il ritorno di una figura del passato di Zero a ingarbugliare le cose, i due amici saranno continuamente sotto pressione.

 

Questa serie durante le prime settimane di uscita ha fatto parecchio parlare di sé e del suo autore, tutto legato ad una polemica assurda che non voglio citare proprio perché ritengo fuori luogo all’interno della visione che io do quando recensisco un prodotto, anche perché ritengo che non sia altro che l’ennesima trovata della politica di cercare di affossare qualcuno che non gli piace e dei giornali di spolpare come avvoltoi argomenti vari in attesa del prossimo gossip inutile e provocatorio.

 

Tornando invece a noi con la storia di questa stagione, devo dire che questa serie la aspettavo con una certa attesa ed apprensione.

Mentre la prima stagione mi aveva stregato e commosso profondamente, come molti di noi immagino, complice anche il fatto che Zerocalcare parla proprio alla mia generazione e a quella venuta poco prima e poco dopo, in cui risulta davvero forte l’immedesimazione in argomenti come l’affrontare la vita, il rapporto con i genitori e il lavoro.

La seconda mi aveva colpito ma in maniera meno potente, l’elemento del bullo mi aveva interessato, ma il metterlo in scena in quel modo mi aveva colpito in maniera meno forte rispetto ai temi della prima stagione.

Con questa terza stagione quindi ero da un lato preoccupato e dall’altro positivamente euforico.

Posso dire che questa terza stagione riesce secondo me più della seconda ad offrire uno spaccato della vita dei trenta-quarantenni e del loro rapporto con le relazioni umane e con la vita.

Con le voci dei personaggi doppiate tutte da Zerocalcare, metafora quanto mai evidente del suo personale punto di vista rispetto alle vicende che lo interessano, fatta eccezione ovviamente per il suo giudice interiore, il particolarissimo e unico armadillo, doppiato da un’incredibile Valerio Mastrandrea, la serie si dipana come al solito in tutta una serie di scenette che fanno da cornice ad una trama centrale molto più seria e oscura.

 

Come sempre i riferimenti pop non mancano e la risata, a volte amara, a volte complice, è dietro l’angolo. Le vicende trattate, dalla violenza sulle donne, dalla microcriminalità fino alla macrocriminalità, alle bande di strada e all’isolamento sociale è tanto forte quanto agghiacciante in certe scene, come sempre Zerocalcare riesce attraverso un’ironia unica a mostrarci il lato della medaglia più sporco della nostra società.

Una società che dietro alla maschera della democrazia e dell’uguaglianza in realtà trattiene dentro di sé schemi preistorici di prevaricazione del forte contro il debole, una società che isola chi non si adatta, che mette in difficoltà tutti coloro che non hanno potere economico, che non hanno conoscenze nell’ambiente e che a volte come unica colpa hanno quella di esistere.

 

Questa serie, come tutte le stagioni prima di questa ha il grande merito di utilizzare come medium quello della serie animata, questi argomenti infatti trattati in una serie con carne e ossa sarebbe stata davvero pesante da digerire e forse non tutti avrebbero avuto la voglia e il coraggio di buttarcisi sopra, in questa forma invece tutto diventa molto più digeribile e i messaggi potenti che riesce a veicolare arrivano direttamente dove devono arrivare.

 

Parlando della colonna sonora, anche in questo caso la serie riesce a regalarci un comparto sonoro degno di nota, con contaminazioni diverse che quasi sempre riescono a supportare in maniera intelligente la scena e a portarci proprio li dove vuole portarci.

 

Dal punto di vista tecnico non mi sento di aggiungere nulla rispetto a quanto visto nelle precedenti stagioni, la serie è sempre sviluppata da Movimenti Production e DogHead Animation e si pone sullo stesso livello visivo e di stile delle prime due.

La serie ovviamente è supervisionata da Zerocalcare che di fatto è la figura di riferimento per quanto riguarda la storia e lo stile visivo.

 

Nel complesso questa nuova stagione riesce come le precedenti, a raccontare i dubbi, le paure e i problemi della generazione di adulti nell’Italia contemporanea di oggi, e lo fa con uno stile fresco, cinico quel tanto che basta, o che piace a me, diciamolo pure, e traghetta lo spettatore a volte dentro dei problemi che conosce fin troppo bene, a volte dentro problemi che gli sembrano sconosciuto ma che sono invece fin troppo vicini.

 

Ma la vera domanda che voi vi starete facendo è? Riesce ad avere la stessa potenza espressiva della prima stagione? La risposta è si ma con riserva, la serie come detto veicola messaggi importanti, ma forse la disillusione narrativa che era il fulcro della narrazione della prima stagione qui trova un terreno più accidentato sul quale attecchire, non perché sia scritta o realizzata male, ma perché trova i suoi spettatori ancora più stanchi e disillusi di tre anni fa, in un mondo in cui ormai quasi nessuno riesce a vedere la luce luminosa alla fine del tunnel, e ciò che ci dice Zero non è altro che lo specchio di ciò che ormai conosciamo bene e con cui ci siamo abituati a convivere, un mondo dolorosamente vero.

 

Vi ringrazio per avermi seguito fin qui, spero che questo episodio vi sia piaciuto, fatemi sapere se voi avete già visto la serie e cosa ne pensate, vi ricordo che il Podcast è disponibile su Spreaker, Spotify, sul canale ufficiale di Youtube e sul canale di Instagram, vi ricordo inoltre che è disponibile la trascrizione per non udenti di tutti gli episodi sul mio blog, trovate il link tra le info del canale, vi auguro un buon venerdì e un buon fine settimana, io sono Matteo e questo è Nitrato d’Argento.


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