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Episodio 130 - Backrooms

  • Immagine del redattore: Matteo Marchi
    Matteo Marchi
  • 19 giu
  • Tempo di lettura: 6 min

Bentornate amiche e amici, nell’episodio di oggi voglio trattare un film molto particolare, un film che per molti aspetti ha suscitato in me e scommetto in tanti di voi interesse, sto parlando di Backrooms, bentornati su Nitrato d’Argento.

 

Eccoci qui, mettetevi comodi perché l’episodio di oggi sarà davvero particolare. Innanzitutto per tutti quelli di voi che non conoscono tutta la storia che si cela dietro alla faccenda delle Backrooms è bene darvi alcune piccole informazioni:

 

Backrooms è un film del 2026 diretto da Kane Parsons. Basato sull'omonima leggenda metropolitana e creepypasta dalla quale è stata tratta la webserie omonima di YouTube, creata dallo stesso Parsons, il film è interpretato da Chiwetel Ejiofor, Renate Reinsve, Mark Duplass, Finn Bennett, Lukita Maxwell e Avan Jogia. È il secondo film basato su una creepypasta dopo Slender Man (2018).

 

Il film segue le vicende di Clark, un uomo in profonda crisi dopo un divorzio. Mentre si trova nel seminterrato del suo negozio di arredamento, scopre un varco che lo trascina in una dimensione parallela: un labirinto infinito di spazi gialli e vuoti, abitato da oscure presenze.

 

Per tutti quelli che non conoscono il fenomeno delle backrooms con il termine backrooms si intende un fenomeno di internet diffusosi nei primi anni 2020 che descrive un luogo fittizio e surreale solitamente rappresentato come un'immensa estensione extradimensionale di stanze vuote, un infinito labirinto di muri gialli e altri ambienti liminali, accessibile uscendo dalla realtà mediante il "noclip". Il fenomeno delle Backrooms è nato nel 2019 su 4chan, suscitando una forte influenza sul web; fa parte del sottogenere horror denominato Creepypasta.

 

Questo film prende a piene mani da questo fenomeno e lo inserisce in un contesto narrativo adatto ad un film horror.

L’elemento che di per sé può essere interessante, soprattutto per i giovani e tutte le persone che masticano bene il mondo di internet deve essere contestualizzato anche per i meno appassionati di questo genere di leggende urbane.

 

Questa volta mi sono volutamente astenuto prima della visione del film dal fare le solite ricerche che facevo sul film che di solito vado a vedere. Solitamente faccio ricerche superficiali, proprio per restare il più possibile stupito da quello che vedo, in questo caso, a parte il trailer del film ho cercato di non leggere né articoli né approfondimenti.

 

Questa tecnica durante la visione del film ha pagato, e consiglio anche a voi di provare questa tecnica almeno una volta ogni tanto, spesso dimentichiamo che siamo talmente borbardati da informazioni che anche le novità dopo pochi minuti non lo sono più, e anche la visione di un film può essere rovinata dai leak o dagli spoiler di qualche pagina su facebook o da qualche amico particolarmente chiacchierone.

 

Il film che mi si presenta davanti è un prodotto che funziona per il 75%, la prima metà del film funziona davvero bene, abbiamo il protagonista, di nome Clarck, interpretato da Chiwetel Ejiofor che trova questa strana serie di stanze dietro al muro del seminterrato dove lavora e decide di indagare.

Stanza dopo stanza il mondo intorno a lui sembra contorcersi e una presenza invisibile sembra seguirlo e spostare cose e elementi nelle stanze.

 

Vi avviso di una cosa, in questa recensione farò parecchi spoiler, purtroppo in questo caso non posso proprio spiegarvi la mia visione del film senza darvi le informazioni da cui ho tratto queste spiegazioni, perciò, se voleste vedere il film senza troppe informazioni vi invito a riprendere l’ascolto di questa puntata più avanti.

 

Oltre al nostro protagonista troviamo anche la sua analista, di nome Mary Kline, interpretata da Renate Reinsve, una donna dal passato problematico che non sembra gestire bene nemmeno la sua carriera, così ossessionata dal passato.

 

È curioso e per niente casuale secondo me, che le uniche due persone che riusciranno a sopravvivere all’interno delle backrooms più a lungo siano anche le persone con importanti traumi irrisolti.

 

Clarck infatti ha diversi problemi con la moglie, è costretto a fare un lavoro che non gli piace e a vivere momentaneamente sul posto di lavoro, un lavoro tra l’altro che sta andando male, il negozio di mobili che gestisce infatti è sempre vuoto.

Anche Mary come già accennato ha un passato problematico vissuto accanto alla madre che sembra soffrire di problemi mentali.

 

Tutta la struttura della storia sembra una metafora di traumi non risolti che costringono le persone a rivivere determinati momenti della propria vita.

 

Da quello che il film cerca di farci capire, ognuno di noi ha dei loop in cui vive, questi loop vengono poi generati all’interno di queste backrooms dove strani esseri la popolano. Questi esseri che sembrano essere copie sbiadite o imprecise delle persone che ci sono finite dentro per caso in realtà potrebbero benissimo essere la metafora delle persone che ognuno di noi incontra nella nostra vita ma a cui non diamo peso, li ricordiamo vagamente, senza una vera forma.

 

Mentre l’essere che sembra inseguire il protagonista Clarck non è altro che una copia più oscura di sé stesso, una versione che sembra rispecchiare le più oscure paure di Clarck, il mostro infatti ha le fattezze distorte di Clarck quando indossa il costume di Capitan Clarck, il personaggio che ha creato per pubblicizzare il suo negozio.

Questa figura probabilmente serve da motore a Clarck per spingerlo a cambiare ma nel momento in cui lui invece accetta se stesso per quello che è cambia atteggiamento nei suoi confronti e lo attacca.

È molto difficile leggere questo film, non sono ancora riuscito a capire se i punti poco chiari della sceneggiatura siano voluti o se siano semplicemente errori di un registra ancora inesperto.

Il regista di questo film infatti è Kane Parsons (Petaluma, 18 giugno 2005) è uno youtuber e regista statunitense.

Autore di diversi cortometraggi al momento Backrooms è il suo unico film.

Posso dire però, che anche se questo film ha alcuni punti non proprio chiari, e un finale che secondo me poteva essere gestito meglio, da un giovane regista ventenne questo è un ottimo punto di partenza, personalmente mi aspetto grandi cose da un ragazzo che ha saputo girare una roba del genere.

Tornando al mostro invece quello che non è chiaro, e qui forse è il colpo di genio è che solo il mostro di Clarck ci viene mostrato, chi ci dice che il mostro all’inizio del film o in altre scene sia proprio la copia oscura di Clarck? Forse le persone che entrano nelle backrooms portano con sé il proprio lato di irrisolti che all’interno di queste stanze diventa tangibile, e infatti, quando Clarck esce dalle backrooms il mostro non lo segue, o meglio, non lo segue fisicamente, ma i problemi restano li, invisibili ma restano con lui.

 

Credo che questo film abbia molto potenziale, è un film che certamente ha bisogno di più volte per essere guardato.

Dentro di sé contiene un messaggio molto profondo sul lasciare alle spalle certi traumi del passato e su come solo l’affrontarli possa aiutarci a uscire dalle stanze della nostra mente, una mente contorta, spesso che ci riporta nelle stesse stanze, negli stessi argomenti, nella speranza che magari se avessimo detto altro, se avessimo fatto altre, le cose sarebbero andate diversamente.

 

Dal punto di vista tecnico il film è fatto molto bene, anche se ci sono alcune disattenzioni tecniche, c’è una scena in cui la psicologa arriva nel negozio di Clarck, scende il seminterrato, ha la giacca e i capelli raccolti, nella scena subito dopo non indossa più la giacca e i capelli sono sciolti.

La scena probabilmente è stata girata in questo modo per dare l’impressione che sia passato un po' di tempo in cui le ha riflettuto se oltrepassare la porta o meno, ma girata come è stata girata sembra proprio un errore o una dimenticanza, la scena sarebbe dovuta essere stata girata in un altro modo.

 

La musica aiuta molto ad entrare nella scena e in alcuni momenti è davvero protagonista. La fotografia è molto suggestiva e unita alla ottima scelta di scenografie regala davvero brividi e inquietudine.

 

Nel complesso il film è un prodotto che sono certo farà la felicità degli amanti delle leggende urbane e di tutti gli amanti dell’horror.

È qualcosa che magari non funziona al cento per cento però riesce a regalarci un po' di horror da sapore sperimentale e in un periodo in cui molti horror sembrano fatti con lo stampino questo è certamente un punto a favore.

 

Grazie per avermi seguito fin qui, fatemi sapere se avete visto il film e come vi è sembrato. Vi invito a seguirci su Spreaker, Spotify, sul canale ufficiale di Youtube, il canale Instagram e vi ricordo inoltre che è disponibile la trascrizione per non udenti degli episodio sul mio blog, trovate il link tra le info del podcast, vi auguro un buon venerdì e un buon fine settimana, io sono Matteo e questo è Nitrato d’Argento.


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